Andreotti compie 90 anni: "Preferisco meditare"

Sette volte presidente del Consiglio, diciannove ministro, sempre presente in parlamento dall'Assemblea Costituente ad oggi (<strong><a href="/fotogallery.pic1?ID=894">guarda le foto</a></strong>) il senatore a vita detiene il record di libri scritti: trentanove in 38 anni. Gli obiettivi mancati: Quirinale, segreteria Dc e presidenza del Senato

Roma - Tutti lo ricordano per una battuta celebre: "Il potere logora chi non ce l'ha". L'aforisma in realtà era di Talleyrand ma chi è che oggi non l'associa a Giulio Andreotti? Di potere ne ha avuto molto. Sette volte presidente del Consiglio, diciannove ministro. Sempre presente in parlamento, dall'Assemblea Costituente a oggi. Iniziò la sua avventura politica quando ancora era solo uno studente universitario. Strinse rapporti con importanti esponenti cattolici fra i quali un certo Aldo Moro, del quale prese il posto come presidente della Federazione universitaria cattolica italiana (1942-1944). Una delle frasi più celebri del Divo Giulio - così come lo chiamavano in molti, da cui l'omonimo film di Sorrentino - è questa: "A parte le guerre puniche, mi viene attribuito veramente tutto". Le accuse più gravi a cui è stato sottoposto sono quella di associazione mafiosa e di essere il mandante dell'omicidio Pecorelli. Assolto in entrambi i casi, per la prima è rimasta la "macchia" della prescrizione per i fatti antecedenti alla primavera del 1980.

In biblioteca l'incontro con De Gasperi Il rapporto con lo statista Alcide Gasperi nacque in modo casuale. Andreotti si recò nella Biblioteca vaticana per scrivere la tesi doveva documentarsi sulla Marina Pontificia. De Gasperi, che lavorava come bibliotecario, a un certo punto si sarebbe rivolto al giovane studioso con toni un po' bruschi: "Ma lei non ha proprio niente di meglio di cui occuparsi?".

Festeggia meditando in silenzio "Alla mia età veneranda i compleanni si festeggiano meditando in silenzio". Lo dice Andreotti in un’intervista al quotidiano "La Discussione". "Alcide De Gasperi era molto silenzioso. Una stretta di mano e uno sguardo paterno valevano più di tante manifestazioni oratorie", ha ricordato Andreotti. Oggi il senatore a vita sembra volersi godere i festeggiamenti con tranquillità, senza troppi clamori, cercando di non far venir meno quell'insegnamento di De Gasperi.

Gli auguri di Napolitano Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato ad Andreotti un messaggio personale di complimenti e auguri in occasione del suo novantesimo compleanno. "Nel messaggio si richiama il filo comune (della Costituzione e del parlamento) che ha legato esperienze anche tra loro distinte e diverse, incontratesi nella partecipazione pluridecennale alla vita della Camera dei deputati e in periodi di ampia collaborazione democratica, nonché -si legge in una nota del Quirinale- in molteplici momenti di dialogo sui temi della politica internazionale e della costruzione europea".

Trentanove libri in 38 anni Indro Montanelli citava spesso un giudizio dato da De Gasperi sul giovane Giulio: "Un ragazzo talmente capace a tutto, che può diventare capace di tutto". E in effetti di record Andreotti ne ha collezionati parecchi. Tra questi c'è, sicuramente, quello di aver scritto la bellezza di 39 libri in 38 anni vendendo, complessivamente, oltre un milione e seicentomila copie.

La Roma, la lettura e.. la cioccolata Il politico che ha attraversato tutta la storia repubblicana ha, come tutti gli uomini, delle passioni a cui non riesce a rinunciare. Le ha svelate la sua segretaria Patrizia Chilielli. "È goloso in particolare di cioccolato. La mattina gli porto la colazione, è ormai un’abitudine, e quando gli metto il caffè con il cioccolatino, vedo che non disdegna anzi, è anche molto contento". Ma, a quanto pare, sono altre le passioni vere del senatore a vita. "Sicuramente la Roma e molto molto la lettura - precisa la segretaria -. Legge tantissimo: nei momenti che ha in ufficio, tra la posta e le persone che riceve, legge. È anche un modo, ha detto sempre, per tenere la mente allenata".

I mille soprannomi Sempre pronto alle battute di spirito  nel corso degli anni Andreotti ha dimostrato di avere un'incredibile qualità: quella di non prendersela mai per i soprannomi che gli venivano attribuiti. Fu Mino Pecorelli a chiamarlo il "Divo Giulio", facendo un parallelo con Giulio Cesare. Alcuni pentiti mafiosi dicevano di chiamarlo "Zù Giulio", lo "Zio Giulio". Belzebù era il nomignolo con cui lo chiamavano i socialisti. Altri lo hanno etichettato come "L'Indecifrabile". Lui non ha mai dato troppo peso ai nomignoli e alle battute, spesso malevole, che traevano spunto dal suo difetto fisico, la gobba, che si è fatta vistosa con l'avanzare dell'età. Più di una volta ha replicato in questo modo raggelando tutti: "A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si prende".

Gli obiettivi mancati In una carriera politica lunghissima non si possono contare solo i successi. Anche Andreotti ha subito alcune bocciature. Piccole o grandi delusioni che, giocoforza, gli saranno rimaste dentro. Anche se lui apparentemente non gli ha mai dato peso. Quirinale, segreteria della Dc e presidenza del Senato. Son queste le tre grandi "incompiute" del Divo Giulio. Ma è soprattutto il mancato raggiungimento del Colle la sua delusione più grande. Ci andò vicino nel 1992, quando si trattava di decidere il successore di Francesco Cossiga. In quei giorni travagliati, già segnati dai primi bagliori di Tangentopoli, gli "andreottiani" cercarono alleanze a tutto campo. Ci fu una vera e propria lotta con l’altro esponente democristiano, il segretario Dc Arnaldo Forlani. Alla fine, però, tra i due litiganti la spuntò Oscar Luigi Scalfaro.