Andreotti: noi senatori a vita fermeremo i Pacs

Fabrizio de Feo

nostro inviato a Rimini

Il benvenuto è quello classico: applausi ritmati e un abbraccio sonoro di quelli che si riservano soltanto a chi al Meeting è di casa. Una consuetudine affettuosa a cui Giulio Andreotti, recordman di presenze alla kermesse riminese, è ormai abituato. Un pizzico di commozione spunta, però, dalle sue prime parole. «Ringrazio Dio di essere ancora un anno in mezzo a voi» dice il divo Giulio rivolto alla platea. «Ma questa volta questa giornata mi sembra particolarmente significativa perché da Mastella c'è un messaggio nuovo».
Il riferimento è all’indulto di cui il Meeting discute e di cui si fa parte attiva attraverso una raccolta di firme sottoposta al ministro della Giustizia che punta a un obiettivo preciso: far seguire al provvedimento di clemenza votato in Parlamento politiche di recupero in carcere e di formazione-lavoro in vista del reinserimento nella società civile. Un appello che viene sottoscritto seduta stante dallo stesso Andreotti, da Mastella, da Roberto Formigoni e da Luigi Manconi. Con un commento a margine dettato, con il suo inconfondibile stile, dallo stesso senatore a vita: «Penso che in carcere ci siano molte persone detenute ingiustamente. Ma anche fuori ce ne sono tante libere ingiustamente».
Andreotti, nel suo intervento, si attesta spesso sulle frequenze dell'ironia. Ma tra una battuta e un ricordo non rinuncia a sferrare un affondo su uno di quei principi che Cielle considera «non negoziabili»: la difesa della famiglia e l'ostruzionismo ai Patti Civili di Solidarietà. «Sui temi etici come i Pacs - avvisa Giulio Andreotti - il presidente Prodi ha un vantaggio nel resistere alle richieste eccessive ed eccentriche della sua maggioranza: i senatori a vita che sono determinanti per la tenuta del governo».
Il sette volte presidente del Consiglio parla chiaro. E interpreta anche il pensiero dei colleghi che come lui siedono nel laticlavio a vita di Palazzo Madama. Quasi di tutti. «Prodi sa bene - rileva Andreotti - che la maggioranza dei senatori a vita voterebbe no a una legge che istituisca i Pacs. E allora, a quanti nell'Unione li chiedono, Prodi può tranquillamente dire che predisporre un testo è inutile tanto in Senato non passerebbe». Se Andreotti chiude la porta ai Pacs, pollice verso arriva anche da Clemente Mastella che evita, però, di innalzare barricate. «I Pacs non sono all'ordine del giorno e non rientrano nella mia agenda politica. Tuttavia ritengo che in ordine ai fatti che richiamano i valori sarebbe bene seguire un metodo utilizzato dalla Democrazia cristiana: se c'è una maggioranza in Parlamento si va avanti. Ma senza far cadere il governo».
Il Guardasigilli, citata la Balena Bianca, non nasconde che in un angolo della sua mente dimori un sogno: ricreare un partito capace di riunire tutti i cattolici. «Io non scarto l'idea, se un giorno il bipolarismo non ci fosse più, che i cattolici possano ritrovarsi insieme. È una prospettiva futuribile ma certamente è una prospettiva alla quale non mi sono mai arreso né mi arrendo».
Seguendo la sua naturale vocazione al dialogo, Mastella lancia poi un appello alla Cdl sull'emergenza clandestini: «Discutiamo sull'immigrazione come abbiamo fatto per il Libano: il governo faccia la sua proposta e l'opposizione la integri. Siamo davanti a una emergenza biblica. La risposta non può essere solo la repressione. Noi inaspriremo le pene contro gli scafisti ma serve un piano Marshall per l'Africa».
La chiusura è dedicata alla carceri e ai possibili tagli alla Giustizia. A chi gli chiede se saranno costruiti nuovi istituti di pena, Mastella fa esercizio di realismo: «Nel nostro Paese per realizzare un carcere statisticamente ci vogliono 20 anni, spero di mettercene 19». Sul problema-fondi il leader dell'Udeur si affida all’ironia. «Non ho per ora ricevuto alcuna mail da Padoa-Schioppa. I tagli? In tre anni il finanziamento alla Giustizia è stato ridotto del 52%. Per quanto mi riguarda posso dire che non ho particolari vocazioni sartoriali».