Andreotti vota Veltroni per il Pd

Il senatore a vita: «Da sindaco sta facendo bene, è un bravo politico e può fare il leader»

da Roma

Una politica «sobria, lieve e ambiziosa» al tempo stesso, calzata a pennello su un «Paese barocco» come il nostro. E un modello vivente sempiterno, dunque attuale come pochi. Walter Veltroni cesella i coperchi del nuovo millennio, Giulio Andreotti ha fatto pentole per tutta la luminosa vita politica. Quasi allievo e maestro, facce di una medaglia che si specchia a un convegno nel Senese, a Borgo la Bagnaia, organizzato dai «Giovani editori».
Lui, il senatore a vita, si definisce un «antico romano da tempo fuori la mischia». Ed è per questo, si schermisce, che «Veltroni può parlare di me anche senza compromettersi politicamente». Ma in realtà è Andreotti a tessere l’elogio del giovane sindaco, che «è stato un buon ministro dei Beni culturali e sta facendo bene il sindaco di Roma, interpretando anche bene il carattere cristiano della nostra capitale». Ovviamente le differenze politiche ci sono, «e non voglio mettere il naso nei progetti e nei programmi altrui», però Veltroni «è un bravo politico che può fare il leader». Leader del Partito democratico, si sottintende. In questa politica lieve, ambiziosa e civile, il «non detto» si deve intuire dietro la tinta sfumata, mai diventare invadente getto di colore. Veltroni così, andreottianamente, parla di Montezemolo, del fantomatico «Pd», delle questioni di leadership. Fa proprie le ragioni di tutti, le svuota dall’interno.
LdM ha ragione. «Sono rimasto stupefatto dalle reazioni alla relazione del presidente Montezemolo - dice Veltroni -. È come se ci siano state reazioni alle critiche che venivano da qualcuno “non autorizzato” a farle, creando quindi un fastidio in quelli che pensano di essere gli unici a poter criticare la politica, gli addetti ai lavori». Invece Montezemolo, spergiura divinamente Walter, «ha sottolineato problemi reali, la mancanza di capacità decisionale delle nostre istituzioni, del sistema di veti incrociati che bloccano il Paese, della necessità di avere un sistema bipolare civile e non tribale, e un primo ministro che abbia maggiori poteri e responsabilità». Critiche «legittime», dunque, a una «grave crisi democratica», legata «non a derive autoritarie ma alla mancanza di decisioni» (bisognerà perciò anche «superare le ritrosie sull’elezione diretta»). Guai se «di politica potessero parlare solo i politici: non sarebbe giusto».
Il pericolo «LdM». Una studentessa chiede che rischi corre la democrazia in Italia. Risposta: «È evidente che quando c’è un vuoto, può arrivare qualcuno a riempirlo. Se la politica non si autoriforma, rischiamo il prevalere di soluzioni populiste e tecnocratiche». Montezemolo? Se tocca i fili muore.
Extraordinario Pd. Bisogna arrivare a un bipolarismo civile, spiega Veltroni, e il Pd vuole esserne «una sponda, un’anticamera», un soggetto «fresco, nuovo». Servirà per chiudere «la lunga transizione», dunque è una «straordinaria opportunità». Dovrà esprimere «una dimensione virtuosa della politica, muoversi su spinte ideali, avere una visione... ».
Ordinario Pd. Ma qual è la visione del nuovo partito? Risposta: «Anche a me, per ora, la visione del Pd non è per niente chiara».
Subito un capo del Pd. Stringere sui tempi per il leader, scegliendolo assieme alla Costituente d’ottobre del Pd. Una trappola messa in campo per tagliare le gambe a Veltroni, che ha l’impegno da sindaco fino al 2011. L’offensiva è lanciata da interviste parallele di Anna Finocchiaro (D’Alema) e Dario Franceschini (Marini). Parola di Veltroni: «La proposta di Franceschini? Un’esigenza giusta che viene da uno che ha il polso della situazione... Sarà da valutare».
Scordatevelo. «La questione del leader viene trattata come se fosse un allenatore di una grande squadra di calcio. Ma il leader viene dopo la definizione di un assetto razionale della politica... ». Niente sgambetti, disse Walter. Chiamalo pure «lieve», se vuoi. Mica fesso.