Andy Warhol, quei multipli di «classici» in salsa pop

Nella produzione artistica di Andy Warhol, un segmento importante è rappresentato dai cosiddetti multipli, opere che il genio della Factory realizzava attraverso il procedimento serigrafico. Alcuni di questi lavori sono in mostra fino al 19 dicembre alla Galleria Arte antica e moderna (Via Montebello 30). Durante le sue sperimentazioni, l’artista ha creato opere ripensando ad antichi dipinti, come quelli di Leonardo da Vinci, Piero della Francesca. In «Repetition» c’è la possibilità di ammirare come sostiene Matteo Lampertico, il gallerista: «Tutti i fogli che componevano la cartella St George and the Dragon ispirato a un celebre quadro di Paolo Uccello; oltre a essere una riflessione sull’arte del rinascimento, è un esempio in cui la composizione è identica mentre la gamma cromatica varia da un foglio all’altro. Ho esposto anche tutti quelli della cartella di Hammer and Sickle, incentrati sul tema della falce e del martello; qui, si notano diversi gradi di composizione». In sala sono presenti anche «Sex parts» (1978), la lunga serie di «A is an alphabet» (1953), «Shoes» (1980), «Shadows», opera degli anni ’80 impreziosita da polvere di diamanti. Nella sua vita Warhol realizzava portfolios, rappresentando cioè più volte sulla tela in maniera meccanica i soggetti precedentemente scelti, rovistando tra fotografie, disegni e ritagli di giornale. Warhol riproduce volti, tra i quali, i più popolari sono Marilyn Monroe, Mao Zedong, Che Guevara, Beuys (1980).