Anedda: "Dichiarazioni sconcertanti, se sanno qualcosa lo raccontino"

Roma «Sono assolutamente sconcertato dalle dichiarazioni dei pm di Caltanissetta». Gianfranco Anedda, membro laico del Pdl al Csm, ha appena letto le notizie sulle frasi pronunciate dai due magistrati ascoltati dalla Commissione antimafia.
Domenico Gozzo e Sergio Lari dicono che sono a un passo da una verità clamorosa sulle stragi e che forse la politica non saprà sostenerla.
«Sono dichiarazioni di una gravità estrema. Se i pm di Caltanissetta le fanno avranno le loro ragioni. Ma se queste ragioni poi verranno meno, dovranno essere pronti a dare spiegazioni. Perché bisogna sempre evitare di diffondere il dubbio, senza giustificarne le basi».
Quello dei pm siciliani sembra un avvertimento ai politici.
«Mi chiedo dove fossero e che abbiano fatto fino ad oggi tutte queste persone. Lo stesso per coloro che le hanno precedute. Perché in tutto questo tempo qualcuno sarebbe riuscito a tenere celata la verità. Credo che occorra una grande misura e una grande prudenza prima di rendere di pubblico dominio certe informazioni. Chi afferma oggi di conoscere la verità dovrebbe molto riflettere e non avere perplessità prima di divulgarla. Perché altrimenti questo comportamento è pericoloso».
Per ora si tratta di frasi allarmanti e generiche, che sembrano un segnale.
«Quella di fare dichiarazioni molto allarmanti e altrettanto generiche è un’abitudine che si sta diffondendo e che trova giustificata eco sui giornali. Ma non è corretta. Ciò che si offre al dibattito pubblico deve essere fondato su solide basi».
In questo caso le indagini non sono concluse.
«Peggio, perché le dichiarazioni non hanno neppure la ragionevole certezza di questa fase giudiziaria. E rischiano di creare sconcerto nell’opinione pubblica che non sa più a chi deve credere: a quelli che prima dicevano una cosa o a quelli che ora ne dicono una diversa?».
Solo lunedì il Guardasigilli Alfano ha detto che la verità sulle stragi va cercata, ma ha indicato ai magistrati l’esempio di Borsellino per le sue doti di «riserbo, equilibrio, spirito critico, senza proclami e lontano da ribalte mediatiche».
«Sono d’accordo con Alfano. La mia grande ammirazione per Borsellino nasce anche dal fatto che ho avuto la fortuna di conoscerlo personalmente. E proprio in momenti molto critici delle sue indagini. Quello che mi insegnò allora riguarda la linea che lui e Falcone seguivano nelle indagini. Delle dichiarazioni dei pentiti, mi disse, bisogna tenere conto solo se hanno appreso direttamente i fatti, se non riferiscono confidenze avute in carcere o da persone morte e se hanno il riscontro di elementi obiettivi. Sulle ultime dichiarazioni sulle stragi, a scoppio ritardato e a distanza di anni, è lecito invece avere dubbi e perplessità».