Anedda: "La violenza è fomentata dalle toghe" La magistratura si divide

Il monito del presidente Mancino: "Abbassare i toni". Anedda denuncia le responsabilità di "certi magistrati". Ma Unicost e Md: "Parole inaccettabili"

Roma - "La più ferma condanna per il grave episodio dei violenza di ieri a Milano" di cui è rimasto vittima il presidente del Consiglio è stata espressa dal vice presidente del Csm Nicola Mancino: "Torna di grande attualità l’invito pressante del capo dello Stato ad abbassare i toni della polemica e a considerare di massima utilità per il Paese il civile confronto istituzionale sulle riforme".

L'invito del Csm Dal "clima di odio e violenza" da cui è scaturita l’aggressione al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi "non sono esclusi alcuni magistrati". Lo ha dichiarato il laico del Pdl al Csm Gianfranco Anedda, intervenendo in plenum dopo il vicepresidente Nicola Mancino, che aveva espresso solidarietà al premier a nome di Palazzo dei Marescialli. Anedda, anche a nome dell’altro laico del Pdl Michele Saponara ha ricordato le parole di Armando Spataro e Antonio Ingroia. Magistrati che per Anedda "hanno ampiamente contribuito a fomentare la violenza". Alle parole di Anedda hanno subito replicato con forza gli altri componenti del Csm. Il togato di Unicost Fabio Roia e quello di Magistratura democratica Livio Pepino hanno definito le parole di Anedda "inaccettabili". Livio Pepino ha poi aggiunto di esprimere "amarezza per il gesto irresponsabile e condannabile sotto ogni profilo" di aggressione nei confronti del premier. Mentre Dino Petralia del Movimento per la giustizia ha messo in luce come il riferimento di Anedda ai due magistrati "dimostra accanimento". Il laico di centrosinistra Mauro Volpi ha aggiunto che bisogna "distinguere con molta attenzione la critica aspra rivolta alla politica giudiziaria del governo e il ricorso alla violenza, che è sempre inaccettabile e non è figlia della critica, la quale è il sale della democrazia". Infine Cosimo Ferri, togato di Magistratura indipendente, si è detto "molto turbato" dall’episodio di ieri, sottolineando che le frasi di Anedda sono "dichiarazioni forti che non fanno bene alla magistratura e occorre accogliere al nostro interno l’invito del capo dello Stato al dialogo".

La replica di Mancino "Non capisco perchè si debba ritenere qualche magistrato, perchè partecipa a qualche riunione o dice frasi che non tutti condividono, causa del clima di tensione che c’è nel paese". Al termine del plenum che ha licenziato oggi il parere sul processo breve, Mancino torna sulle accuse avanzate dal consigliere laico di centrodestra Gianfranco Anedda nei confronti dei pm Armando Spataro e Antonio Ingroia. Per Mancino, non già i magistrati sono dunque causa del clima che ha portato, anche, all’aggressione nei confronti di Berlusconi, ma "è una crisi data dal sistema". A chi, poi, ha fatto notare che il sistema giustizia è comunque nell’occhio del ciclone, Mancino ha replicato che "non è la giustizia ma la riforma della giustizia, che speriamo si faccia al più presto e che possa contribuire a sbloccare questa macchina che spesso si inceppa".