Angela Merkel

Massimo Introvigne

Ha colpito, durante e subito dopo la campagna elettorale in Germania, il rumoroso silenzio dei vescovi cattolici del Paese, mentre neppure un venticello di sostegno alla Merkel o di rammarico per l'esito è spirato dai Sacri Palazzi vaticani dove regna, dopo tutto, un Papa tedesco. Il contrasto è clamoroso se si confronta la situazione tedesca con quella italiana, dove ogni intervento del Cardinale Ruini remotamente collegato alle elezioni del 2006 va subito a finire in prima pagina, per non parlare dell'interesse affettuoso che Giovanni Paolo II portava a ogni elezione polacca. Il temuto o auspicato fattore R - Ratzinger - non c'è stato.
Alcuni ci hanno già dottamente spiegato che la Germania non è né l'Italia né la Polonia, e nel Paese di Martin Lutero la Chiesa cattolica è politicamente irrilevante. I sociologi delle religioni sanno però che nella ex-Germania Ovest i cattolici rappresentano ormai la religione di maggioranza relativa; che tra poco lo saranno in tutto il Paese; che alcune regioni della Germania costituiscono le sole zone dell'Europa - insieme all'Italia - dove il numero dei cattolici che vanno a Messa almeno una volta al mese non è in diminuzione, ma in un lieve aumento che coinvolge in particolare i giovani. Certo, questi dati sono principalmente dovuti al calo della pratica religiosa protestante. Tuttavia, se è stato notato il mancato sostegno alla Merkel a causa delle sue posizioni sulla Turchia dei circa seicentomila elettori musulmani (pure in gran parte non di sinistra e moralmente conservatori), non si può considerare irrilevante la posizione di almeno dieci milioni di elettori cattolici. Né convince l'argomento di sociologi come Kraemer Badoni secondo cui i conservatori, cattolici e no, non votano le donne: Condi Rice vola nei sondaggi come il candidato alle presidenziali 2008 più gradito ai conservatori americani.
Si era invece già capito alle Giornate Mondiali della Gioventù di Colonia che tra Ratzinger e i cristiano-democratici tedeschi non c'era feeling. Non poteva piacere al Papa il candidato cancelliere Angela Merkel: non perché fosse una donna, ma perché ha divorziato due volte ed è figlia di un pastore di quella Chiesa luterana della Germania Est che per un complesso di ragioni storiche è rimasta la più ostile a Roma. In campagna elettorale, la Merkel si è completamente disinteressata delle tematiche che stanno a cuore ai cattolici. Invano si è atteso che dicesse «qualcosa di destra» su famiglia, vita, fecondazione artificiale, coppie omosessuali, e non solo perché aveva come alleato principale il leader liberale Guido Westerwelle, astro nascente della politica tedesca ma anche omosessuale dichiarato e militante. Il tema su cui la Merkel sembrava in sintonia con il Papa era la Turchia. Ma sembrava soltanto, perché Ratzinger lega le perplessità sull'ingresso della Turchia nell'Unione Europea a una forte rivendicazione dell'identità cristiana dell'Europa, tutt'altro che evidente nella campagna della Cdu.
C'è chi dice che la Merkel dava comunque per scontato il voto dei cattolici, che non avrebbero certo votato per Westerwelle, i comunisti o i verdi; quanto a Schroeder, aveva fatto lega con Chirac per bloccare in senso laicista la Costituzione europea. Non aveva fatto i conti, però, con un'arma sempre più usata dai cattolici per segnalare il loro malcontento: l'astensione, che è stata record nella Baviera di Ratzinger. Un campanello d'allarme che potrebbe dire qualcosa anche al centrodestra italiano.