Angeletti: «Ora Fiat dà l’esempio»

nostro inviato a Bologna

«La proposta avanzata da Sergio Marchionne su Pomigliano d’Arco è obiettivamente rivoluzionaria: non è mai successo che un’azienda decida di ristrutturare una fabbrica a sue spese, senza chiedere soldi allo Stato e garantendo, oltre agli investimenti, due mesi di formazione per gli operai». Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, come i colleghi di Cgil e Cisl, è stato colto in contropiede quando, l’altra sera a Roma, l’ad del Lingotto ha esposto come intende rilanciare uno degli anelli deboli (l’altro è Termini Imerese, in Sicilia) della catena produttiva del gruppo. Sull’impianto alle porte di Napoli, Marchionne ha annunciato investimenti per 120 milioni, 50 dei quali serviranno a formare gli addetti alle linee. Nessuna richiesta di cassa integrazione nei due mesi di stop.
Angeletti, vi aspettavate una Fiat ancora una volta con il piattino in mano?
«Dico solo che non ci aspettavamo una cosa simile».
Quindi, sarà Fiat a garantire il salario ai 5mila operai che per due mesi frequenteranno le aule al posto delle linee di montaggio...
«Sì. E con questa iniziativa la Fiat ha dato il segnale di voler dare un futuro a Pomigliano».
Quali modelli nasceranno in Campania?
«Marchionne ha parlato solo di alto di gamma, ovvero di vetture appartenenti al segmento E».
Alberto Bombassei ha detto che l’iniziativa è un nuovo modo di approcciare i sindacati, che dà più voce ai lavoratori.
«L’atteggiamento di Fiat ci ha lasciato piacevolmente sorpresi».
Qual è stato il commento a caldo della Cgil?
«Davanti a una sfida nuova come questa l’unico atteggiamento serio che la Cgil può avere è di accettarla».
Altre grandi aziende italiane seguiranno la Fiat?
«Siamo di fronte a una rivoluzione. Non sono abituato a vedere imprese che dicono di essere capaci di fare da sole e che a loro non interessa l’aiuto dello Stato».
E all’estero?
«Ci sono Paesi dove non esiste la cassa integrazione e vengono creati dei fondi da utilizzare nei momenti di crisi. E dove esistono gli ammortizzatori sociali non vedo casi analoghi a questo».
E se Marchionne avesse barattato il rinnovo degli incentivi con il rilancio a costo zero per lo Stato delle fabbriche più «difficili»?
«Non credo. Credo che a Torino abbiano voluto dimostrare di saper rimboccarsi le maniche e di risolvere i problemi da soli».
In questo piano entra per caso la complessa trattativa di Fiat con Mercedes?
«Marchionne ha detto che i contatti esistono e continuano, come anche con altri. Gli investimenti serviranno per creare più efficienza».
Qualche settimana fa era scontro con Marchionne sul famoso anticipo di 30 euro nelle buste paga...
«L’iniziativa controbilancia lo scontro recente».
Ripercussioni sul contratto dei metalmeccanici?
«Diciamo che l’iniziativa rasserena il clima. Però Marchionne non è Federmeccanica».