«Angeli delle corsie» per aiutare chi soffre

Hanno dai 40 ai 70 anni, sono per l’80 per cento donne, sempre il sorriso sulle labbra con il loro camice bianco, pronti ad aiutare chi richiede la loro presenza, li chiamano «Gli angeli delle corsie». Questo l’identikit dei volontari ospedalieri romani, una categoria che nel 2005 rispetto all’anno precedente ha registrato un aumento di adesioni pari al 20 per cento. Si possono trovare nei reparti dei principali ospedali della Capitale. «Solo a Roma siamo circa 10mila - afferma Roberto Moretti segretario dell’Arvas, una delle più grandi associazioni di volontari ospedalieri presenti a Roma - La nostra associazione comprende 2mila iscritti, è nata 26 anni fa, ora è presente in 49 ospedali della regione. È costituita in prevalenza da pensionati, ma negli ultimi anni vi è stata una forte richiesta di adesione da parte di giovani e extracomunitari». La selezione di accesso è rigida. «Non prendiamo a scatola chiusa - continua Moretti - inizialmente facciamo sempre riempire dei questionari che poi vengono valutati da un nostro psicologo. Dopo per chi supera questa prima prova c’è un corso da frequentare della durata di sei mesi con 26 lezioni da seguire su tutte le materie sanitarie tenute dai medici dell’Amci (Associazione medici cattolici italiani)». I reparti che maggiormente richiedono la presenza degli angeli delle corsie sono quelli pediatrici e geriatrici. «Soprattutto gli anziani - conclude Moretti - ci accologono a braccia aperte perché sanno di poter trovare in noi degli amici, delle persone che capiscono le loro esigenze. Noi agiamo in pieno accordo con i medici per i quali siamo ormai diventati degli insostituibili collaboratori». Un’altra associazione storica della città è l’«Avo» in cui operano i volontari ospedalieri di strutture come il Policlinico Umberto I, il San Giacomo, il Cto, Villa Giulia e il Nuovo Regina Margherita. Nata nel 1975 con 250 aderenti intorno ai 55 anni ha come condizione primaria per l’accesso quella di un corso di preparazione. Dieci lezioni teoriche di psicologia del malato. Ma come si mantengono queste associazioni? Risponde il presidente dell’Avo Giandomenico Mortara: «Con un autofinanziamento, l’iscrizione è di 25 euro l’anno, con i quali i volontari si pagano tutto. Noi assistiamo psicologicamente i pazienti nei reparti e facciamo tutto questo senza aver mai chiesto nulla».