Angeli e Castagna, due cimiteri uno vicino all’altro

Sampierdarena di cimiteri ne ha due e all'occhio inesperto si possono anche confondere, perché sono molto vicini, anche se creati in due periodi diversi.
Il cimitero degli Angeli, è il più antico e la sua architettura, con l'emiciclo terminale, domina la vallata. Si legge in un manoscritto di Nicolò Corsi, conservato nella biblioteca Berio, che le prime sepolture si hanno con l'epidemia di peste del 1657 quando vi seppellirono, in tre grandi fosse comuni, i cadaveri delle vittime del morbo dei sestieri occidentali di Genova. Nel 1747 il cimitero degli Angeli viene utilizzato per seppellire i soldati francesi, liguri e spagnoli caduti combattendo alla difesa di Genova assediata dagli imperiali. Anche se il cartografo militare Matteo Vinzoni lo nomina Campo Santo per i sampierdarenesi lo hanno sempre considerato la necropoli dei genovesi.
Il secondo cimitero, detto della Castagna, nato intorno all'anno 1870 per il forte incremento demografico ed edilizio della parte occidentale della città di Sampierdarena, è formato dal Pantheon, il Ventaglio, le gallerie, la collina delle cappelle. L'opera muraria è modellata sull'esempio del cimitero di Staglieno; romantica e suggestiva è la zona del Ventaglio, con vialetti pavimentati come le genovesissime «crose», con mattoni a coltello e acciottolati con ringhiere di ghisa e di ferro battuto. Vi sono molte sculture realizzate da artisti che erano attivi anche nel cimitero dei genovesi, come Luigi Orengo e molti della cooperativa marmisti; alcune opere raffigurano signore borghesi, per testimoniare lo status conquistato dalle donne nella società Sampierdarenese del tempo e, proprio una di queste statue, rappresenta una signora distinta, vestita in modo elegante e per dirla in dialetto genovese, «berleccata», sembra fare il verso o meglio, la beffa, ad un'altra statua, quella genovese della «Donetta de nisseue»; una popolana un po' grassottella e vestita con abiti trasandati e con indosso lo scialle di lana fatto a mano; anche da questa birichinata si può intuire come lo sfottò dei Sampierdarenesi non aveva limiti riverenziali.