Angeli e demoni arriva a Roma E il Vaticano sceglie il silenzio

Tra sette massoniche e cardinali torturati <strong><a href="/a.pic1?ID=348383">parte da Roma il seguito del <em>Codice da Vinci</em></a></strong>. La Santa Sede evita di cadere nel tranello. Padre Lombardi: &quot;Non siamo
interessati&quot;. Il direttore dell’Osservatore romano: &quot;Ne parlerò solo se
fanno mille abbonamenti&quot;

Roma - «Non commento ciò che non ho visto. In ogni caso, sarò disposto a parlare di “Angeli e demoni” se la produzione del film sottoscriverà mille abbonamenti per dieci anni all’Osservatore Romano, da diffondere tra registi, attori, produttori e critici, dato che ci occupiamo anche di cinema...». Il professor Gian Maria Vian, direttore del quotidiano del Papa, usa l’ironia per non farsi arruolare tra coloro che criticando il nuovo kolossal tratto da un romanzo di Dan Brown, «contribuiscono a fargli pubblicità», come si dice negli ambienti vaticani. Un film che ha rischiato di avere tra le sue comparse persino il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, il gesuita Federico Lombardi.

«Ho letto il romanzo Angeli e Demoni – aggiunge Vian, e non si può certo dire che regga il confronto con l’Adriano VII di Baron Corvo o con I sotterranei del Vaticano di André Gide, però l’ho trovato divertente, nonostante sia zeppo di errori e ingenuità attribuibili, credo, a una scarsa conoscenza di Roma e della Santa Sede. È un romanzetto che si legge volentieri, anche se è scritto piuttosto male». Nessuna polemica, nessun abboccamento a ciò che il regista Ron Howard e lo stesso Brown vogliono fortissimamente, vale a dire un attacco pesante e frontale da parte di qualche autorevole esponente d’Oltretevere.

Tre anni dopo l’uscita del «Codice Da Vinci» nei sacri palazzi la strategia appare radicalmente cambiata. Allora si moltiplicarono le sortite contro la pellicola che sferrava un attacco al cuore del cristianesimo e alla storicità dei Vangeli, costruendo un romanzo sulla presunta relazione tra Gesù e la Maddalena.

Scesero in campo i big della Santa Sede: l’allora Segretario dell’ex Sant’Uffizio, l’arcivescovo Angelo Amato, invitò a boicottare il film, chiedendosi che cosa sarebbe successo se le offese, invece che essere dirette contro Gesù, fossero state indirizzate verso il Corano o avessero deriso la Shoah; Padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, parlò della Passione di Cristo «tradita dagli scoop»; il cardinale Francis Arinze, allora prefetto del Culto divino, incitò i cattolici a fare causa a Dan Brown e alla casa di produzione del film; l’arcivescovo di Torino Severino Poletto disse che il romanzo gli faceva «ribrezzo». Howard, il regista, aveva tuonato pubblicamente contro il Vaticano, definendo «fascista» il boicottaggio, felice che l’operazione mediatica fosse andata in porto.
Quell’esperienza ha insegnato e appare ora lontana anni luce. «Angeli e demoni», a differenza del «Codice Da Vinci», non è un film che attacca al cuore la fede cristiana, è soltanto un thriller di «fanta-vaticano», nel quale i cattivi sono una setta segreta che ammazza i cardinali, e il Papa defunto si scopre padre di un figlio avuto in gioventù (nel romanzo era figlio naturale, nel film diventa adottivo). Ma al di là delle differenze, Oltretevere si è ben avvertito come da settimane la produzione stia cercando commenti, dichiarazioni e – possibilmente – indignate stroncature da parte di qualche porporato, prelato, o personaggio che abbia un qualche incarico vaticano. «Fino a questo momento – confida un monsignore della Segreteria di Stato – sono riusciti soltanto a ottenere un paio di battute di monsignor Antonio Mennonna, centotreenne vescovo emerito di Nardò e Gallipoli, che non basta certo per imbastire una campagna pubblicitaria».

Un «no comment» divertito arriva anche da padre Lombardi, il portavoce vaticano: «Non mi sono occupato del film, diciamo che non siamo affatto interessati... anche se ho rischiato di finire in una delle scene!». Sorride, il direttore della Sala Stampa della Santa Sede: «L’unica cosa che posso dire è che una sera mi sono trovato in via della Conciliazione illuminata a giorno: c’erano gru altissime, più alte dei palazzi, e la via era completamente bloccata. Mi sono avvicinato per capire che cosa stava accadendo. In quel momento, vedendomi vestito in clergyman, un operatore mi si è avvicinato, chiedendomi se ero tra le comparse che dovevano partecipare alle riprese di “Angeli e demoni”».