Gli angeli nelle «città del sole»

Con la «poesia superba» tornano gli angeli nelle «città del sole» di Loredana Cerveglieri.
«Loredana Cerveglieri ha un concetto aulico della pittura, come del mezzo per rappresentare simbolicamente valori sublimi e per tradurre in forma insieme misteriosa e comunicativa grandi riflessioni sul significato dell’essere» (Rossana Bossaglia).
Gli angeli sono il segno precipuo per dire delle vicende umane, degli eventi della storia, delle u-topie che l’artista viene progettando.
Apparso per primo, l’angelo Melisante scopre il mondo emergendo dalla luce della foglia oro, stesa su grandi tavole, in strutture classiche secondo regole auree che vengono poi «rotte» dall’artista con elementi assolutamente nuovi, derivanti dalla contemporaneità.
Ecco poi l’angelo Didirè, colui che ha paura sia della morte che della vita, della luce come del buio, l’angelo da cui comunque nasce il discorso pittorico della speranza nella poesia, nella pittura usata dalla Cerveglieri nelle sue variazioni più di drammaticità che di liricità, non impostata su visioni oniriche, ma su interpretazioni sul tema dell’angoscia legate a riflessioni metafisiche e non psicologiche, tradotte in tensioni espressionistiche.
La «terna creativa» della Cerveglieri è completata da Elités, l’angelo artista con il quale l’autrice chiarisce la propria poetica, critica la sudditanza attuale della pittura italiana, la sua mancanza di identità e di idee e quindi il suo attuale abbandono al «giochetto», alle «trovatine» che non convincono più nessuno e che richiedono il ritorno ad un’arte, ad una pittura innovata e innovativa, rispettosa della grande tradizione, senza essere passatista. «E appunto l’esperienza del rinnovarsi della tensione tra drammatico e lirico, rappresenta la chiusura del cerchio che la Cerveglieri andava cercando. Attraverso essa, riduzione e narrazione, astrazione e mimesi, concetto e materia, ci parlano non più di universi separati, ma di un eterno ricominciamento che senza retorica viene a coincidere con l’agire consapevole e appassionato dell’artista». (Paolo Balmas).
L’artista, attraverso Elités, vede come sola via di salvezza dalla barbarie e della negatività della cultura e dell’ethos contemporanei, la proposta dell’idea di Bellezza simboleggiata dalle «Città del Sole»: con il sortilegio dell’azione creativa, si contraggono spazio e tempo legati in una sola dimensione per cui in un’opera d’arte troviamo Notre Dame di Parigi accanto al Museo Puskin di Mosca, la Sagrada Famiglia di Barcellona accanto al Guggenheim di New York.
Nel Logo di «poesia superba», abbiamo, anche se in dimensioni ovviamente ridotte, alcune di queste «Città del Sole» centrate sulla città di Genova ora vicina al Castello di Praga, ora al Duomo di Bosco Marengo, adesso al Fortezza dei Pescatori di Budapest, adesso alla Tate Modern di Londra.