Angelino, l’ex dc amico di tutti che sogna di correre a New York

di Giancarlo Perna
Com’è noto Angelino Alfano è uomo di garbo che piace a tutti. Su ciò ha fatto leva il Cav per chiedere ieri al Consiglio nazionale di acclamarlo segretario del Pdl senza passare ai voti. «Da quando l’ho designato, nessuno ha pronunciato una parola contro di lui e perciò - ha detto il Berlusca - ne propongo l’elezione con un applauso». Il battimano è scoppiato e Angelino si è ritrovato a capo del Pdl. Il Cav dovrà fare un passo indietro. Arretrerà volentieri. Oltre a quello del governo comincia a sentire il peso degli anni. A questo si è riferito quando, nel passare il testimone ad Alfano, ha detto: «Angelino devi ora essere tu a impegnare le tue giovani forze al servizio di tutti noi». Mancava solo che aggiungesse: «Io ho già dato», per dare il senso del tramonto di un’era.
Come accennavo, Angelino ha innumerevoli estimatori, molti amici, tanti conoscenti, nessun nemico. Sorride sempre, ha una parola cordiale per tutti. Piace alle donne, non però perché sia un filone ma, all’opposto, perché è un marito fedele. Piace agli uomini perché è uno che sta al suo posto e non un mandrillo che insidia le mogli. Piace ai giornalisti perché è attento ai rapporti con la stampa. Non manca mai di inviare un sms di congratulazioni all’autore di un articolo che lo riguarda. In realtà, io che su di lui ne ho scritti diversi non ho mai ricevuto un sms. È segno che li ha trovati repellenti ma anche la prova che è troppo liberale per alzare la cornetta e mandarti all’inferno. Prima di parlare, infatti, Angelino ci pensa tre volte. Essendo sicilianamente rapido di cervello, i tentennamenti non si notano, ma state certi che ci va con i piedi di piombo. Specie di fronte ai taccuini dei cronisti soppesa le parole col suo bilancino elettronico interno. Incidenti alla Scajola (dette del rompiballe a Marco Biagi appena assassinato dalle Br) a lui non capiteranno. Si può aggiungere che ha un fisico dinoccolato e movenze da giovin signore pariniano. Il suo solo gesto di pubblica stizza fu il lancio in Aula della scheda di votazione per protesta contro un’improvvida decisione del presidente Fini.
Tra le sue virtù, quella di condurre vita irreprensibile nonostante abiti nella Roma tentacolare alla quale, tra droghe e orge, tanti suoi colleghi soccombono. Da una decina d’anni, il quarantenne Angelino è sposato. Sua moglie, Tiziana Miceli, è un avvocato civilista che non appare su rotocalchi o tv. Hanno due maschi di nove e cinque anni. Angelino fa footing nella romana Villa Pamphili e, seguito dalla scorta in braghe e scarpe da tennis, percorre non meno di sette chilometri. Per mesi il suo obiettivo è stato perdere sette chili acquistati da Guardasigilli, come effetto collaterale delle quotidiane ingestioni degli Ingroia, Palamara & soci. Per raggiungere lo scopo, il ministro ha corso anche sul tapis roulant in casa e in palestra. Aveva perfino progettato di partecipare alla maratona di New York, convinto dal collega di partito Maurizio Lupi che ne è un veterano. In preparazione dell’impresa si è iscritto al Montecitorio Running Club, di cui il medesimo Lupi è la quintessenza, e indossando la tuta delle Fiamme azzurre ha passato un test attitudinario. Oggi ha raggiunto un accettabile dimagrimento e pesa 74 chili su un 1,85 di altezza. Conta però di scendere a 71 chili che considera il suo peso forma. Non ha invece finora esaudito il sogno di partecipare alla maratona newyorkese, sia per motivi di tempo, sia per un problema al metatarso di entrambi i piedi in via di superamento. Per completare il periplo dei talenti sportivi del neo segretario pidiellino, va ricordato che quindicenne ha partecipato alle finali di salto in alto nei Giochi della gioventù, con un balzo di 1,50 e che da liceale ha giocato a basket. Oggi si limita a tifare il Palermo, ma con più sobrietà del presidente del Senato, Renato Schifani, che ha per la squadra un trasporto libidinoso e a sedere davanti alla tv per le gare di atletica e le partite di tennis.
Gli avi Alfano sono originari di Sant’Angelo Muxaro. La notizia è irrilevante ma ho trovato irresistibile quella «x». Ciò che conta, è che a un certo punto la stirpe si è trasferita nella vicina Agrigento, dove tanto il padre Angelo che il figlio Angelino (non è diminutivo ma nome vero, per distinguerlo dal genitore) si sono illustrati. Angelo senior, gran democristianone, è stato vicesindaco nella città dei Templi. Il figlio, ancora impube, è emerso come secchione e leader. Per tutta la carriera scolastica è stato capoclasse. A 18 anni, mollò il basket, per andare convittore a Milano e frequentare Legge alla Cattolica. Tornato con laurea a pieni voti, diventò il più giovane consigliere comunale d’Italia in quota Dc. Angelino si considera tuttora «un figlio del ’92», ossia marchiato dalle stragi di Falcone e Borsellino. «Ai siciliani della mia età la mafia fa schifo», ha ripetuto più volte.
Crollata la Dc sotto le randellate di Tangentopoli, Alfano passò a Forza Italia senza fare una piega. Ha raccontato come: «Nel ’94 mi sono unilateralmente innamorato di Silvio Berlusconi. Innamoramento da tubo catodico. Ho aderito a lui e a Fi attraverso la tv. Nessuno in carne e ossa mi ha convinto». Il Cav ha largamente ricambiato questa passione germinata nell’etere favorendo la carriera del giovanotto e con elogi continui. Si va da «Angelino mi piace perché è un ottimista», a «è sempre pieno di energia positiva», fino alla bausciata: «Non sembra siciliano. Quando parla si capisce quel che dice».
Sotto il vessillo forzista, Alfano diventò a 26 anni - nel 1996 - il più giovane parlamentare mai entrato all’Assemblea regionale siciliana. Tanto imberbe che il primo giorno fu scambiato per il figlio di un parlamentare che voleva entrare in Aula di straforo. Dovette convincere i commessi documenti alla mano. Cinque anni dopo, quando già lo si dava per vicepresidente della Regione, Angelino mise la barra su Roma. A 31 anni, nel 2001, entrò a Montecitorio, voltando definitivamente le spalle alla Sicilia e alle insidie della politica che si intreccia con la mafia. Un giorno del 2002 gli arrivò però un pacchetto per posta. Era il filmetto di una festa di nozze cui Alfano aveva partecipato nel 1996. Un fotogramma lo mostra mentre bacia il padre della sposa, un capomafia di Palma di Montechiaro. Un tipico avvertimento siculo. Angelino chiarì subito: «Ero stato invitato dallo sposo. Non conoscevo né la sposa, né suo padre». Fu creduto da tutti, amici e avversari e, quel che più conta, dalla super malfidata magistratura siciliana.
Quando ha preso in mano la Giustizia, il Guardasigilli Alfano ha ricambiato le toghe. Ha fatto molta «ammuina» e poche riforme. Ha compiaciuto i magistrati che volevano lo statu quo e deluso il Pdl che sognava la rivoluzione. Ora che ne prende le redini ha l’obbligo di riscattarsi.