Angelo Costa: prima dell’imprenditore, l’uomo

Se è vero che il passato è spesso un ottimo insegnante per il presente, è anche vero che occorre qualcuno che gli dia il giusto risalto, inquadrandolo sotto una luce che ne evidenzi l'utile nesso con l'oggi. Questo ha fatto la Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro (insieme al Collegio universitario Lamaro Pozzani) promuovendo l'opera - ritratto su Angelo Costa, un uomo che solo pochi decenni fa ha segnato la storia dell'economia italiana con un esempio brillante di «grandezza» imprenditoriale, ma prima di tutto umana. In un panorama storico delicatissimo e fervente come l'immediato dopoguerra e poi il boom, il nome di Angelo Costa fu un punto di riferimento solido, immagine di un «uomo nuovo» fortemente chiamato a delineare la crescita della nostra economia. Presidente di Confindustria per tre volte e Cavaliere del Lavoro dal 1952, Angelo Costa fu in realtà un «figlio d'arte» che portò alto il suo talento, onorando con tenace fedeltà i valori appresi dalla sua famiglia - azienda. Originario di Santa Margherita Ligure, a 22 anni entrò a far parte dell'azienda famigliare dedicata alla produzione e commercio dell'olio d'oliva, legando poi il suo successo allo sviluppo dell'industria armatoriale. L'imprinting che il giovane Costa ebbe la fortuna di avere lo condusse a formulare strategie e pensieri sempre fondati sull'etica, sulla responsabilità e sul dialogo, in contrapposizione alla logica del profitto egoistico che - mai come oggi è chiaro - non produce un reale benessere collettivo. Se sta bene il singolo sta bene il mondo, Costa lo sapeva bene e cercò sempre di promuoverne l'evidenza, anche a costo di venire frainteso o ingoiare bocconi amari. Profondamente liberista, difese con fermezza la sua indipendenza di giudizio. Prudente e innovatore al contempo, si oppose al fordismo dilagante che credeva poco adatto alla conformazione del tessuto economico italiano, caratterizzato da realtà piccole e medie. La sua figura «offre una preziosa lente d'ingrandimento delle linee di rinnovamento che caratterizzarono un periodo sul quale crediamo debba mantenersi viva l'attenzione degli storici, così come dei giovani» spiega Benito Benedini, presidente della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. «Una nuova generazione di imprenditori e di politici si dimostrò capace di scelte strategiche vincenti, che ci consentirono di occupare posizioni importanti sui mercati internazionali. Può essere un segnale di speranza per le sfide che l'Italia si trova oggi ad affrontare».
I capisaldi del pensiero di Costa.
«Libertà, giustizia e bene comune sono intimamente legati tra di loro. Se si lede la libertà si lede anche la giustizia e il bene comune. Si lede la libertà mettendo vincoli all'iniziativa privata, mettendo limiti alla possibilità di risparmio ed accumulazione della ricchezza. È la mancanza di libertà che crea le eccessive forme di capitalismo, le quali a loro volta sono causa di maggiori limitazioni di libertà». Scritti e Discorsi, Milano, Franco Angeli, 1980.
«Il massimo bene che Dio ha dato all'uomo è la libertà. E per darglielo ha perfino consentito che possa fare il male». Angelo Costa negli scritti giovanili.
«Angelo Costa. Un ritratto a più dimensioni» Francesca Fauri e Vera Zamagni (a cura di) Il Mulino, 286 pagg. 22,40 euro.