Angelo Mai: è una guerra tra poveri

Marzio Fianese

«Dove riconosciamo che c’è una realtà che ha valore, noi la tuteliamo». Così parlò Walter Veltroni, annunciando il trasferimento degli okkupanti dell’Angelo Mai presso l’ex circolo bocciofilo di parco San Sebastiano. Parole che sono servite a placare gli animi dell’ultrasinistra, che della sistemazione del centro sociale aveva fatto un chiodo fisso. Ma che hanno profondamente ferito gli ex inquilini della struttura di via delle Terme di Caracalla, ovvero gli associati della più antica bocciofila romana, «mandati via da lì – racconta il presidente del circolo, Alessandro Cetti – con la scusa che avrebbero dovuto costruirci un asilo. E invece...»
E invece, presidente Cetti, evidentemente la «funzione sociale» degli occupanti dell’Angelo Mai è stata considerata meritevole di maggiore attenzione rispetto all’attività del vostro circolo...
«Il circolo bocciofilo capitolino è il più antico di Roma, ottenne la prima concessione nel 1963, e da allora i suoi rappresentanti hanno vinto diverse volte i campionati del mondo. Insomma, è un pezzo di storia della città che dopo qualche anno di difficoltà, anche a causa di carenza di finanziamenti, avevamo iniziato a ricostruire».
In che modo?
«Io sono anche il presidente dell’associazione europea degli operatori di polizia, che conta 10mila iscritti. Il circolo bocciofilo vanta 500 iscritti, e fra le due associazioni esiste una sorta di concordato. Ci siamo rimboccati le maniche. Siamo persone di buona volontà, avevamo iniziato a ripulire l’area, nel rispetto degli stringenti vincoli posti dalle varie sovrintendenze. Volevamo restituire agli anziani della zona la loro storica bocciofila, e creare anche un centro culturale per i giovani. Finché non è arrivata la doccia fredda».
Cioè?
«L’anno scorso venne da noi un funzionario del Comune, dicendo che avremmo dovuto lasciare la struttura. Quando gli abbiamo dimostrato, carte alla mano, che eravamo in regola, è arrivata la revoca della concessione. Dopo 42 anni. Dicevano che avrebbero dovuto realizzare un asilo, e che a noi avrebbero assegnato un altro posto dove svolgere le nostre attività. Inutile dire che non è accaduto nulla di tutto ciò».
Come avete reagito?
«Nel momento in cui ci veniva prospettata un’esigenza sociale come quella di un asilo cosa avremmo dovuto fare? Anche se, tengo a sottolinearlo, il nostro obiettivo era ed è quello di fornire un servizio sociale ad anziani e giovani, e non è meno importante. Ma ora il circolo, senza un posto dove andare, esiste solo sulla carta. Dell’asilo non si è fatto nulla, e adesso veniamo a sapere che l’area verrà assegnata ad un centro sociale che aveva occupato un ex convitto. Siamo senza parole. Tra l’altro, secondo un preventivo che avevamo richiesto, per rendere fruibile la struttura di parco San Sebastiano occorrono almeno 300mila euro. Mi chiedo da dove salteranno fuori...».
Veltroni ha detto che il cosiddetto laboratorio culturale dell’Angelo Mai è una realtà di valore che va tutelata...
«Gli anziani del più antico circolo bocciofilo della città ringraziano per la considerazione, non c’è che dire. Prendiamo atto che a Roma conviene essere abusivi, violare la legge per ottenere qualcosa. Io però sono un poliziotto, un uomo della legge. Se l’autorità mi ordina di andar via, obbedisco. Ma è su episodi come questi che i cittadini dovrebbero iniziare a riflettere».