Angius: «Ds come Apollo 13, rischia di sparire»

Il senatore presenta la terza mozione che vorrebbe per il nuovo partito il nome di democratico e socialista. Le perplessità di Caldarola pronto a restituire la tessera

da Roma

«Un partito nuovo ma fatto in modo diverso». Quelli che si definiscono la «vera novità e sorpresa» del prossimo congresso dei Ds, scendono in campo e presentano la loro «terza mozione». «Non vogliamo fermare il treno del Pd» spiegano Massimo Brutti, Franco Grillini, Alberto Nigra, Sergio Gentili responsabile dipartimento ambiente, nel corso della presentazione della loro mozione, dove accusano il partito di diventare come Apollo 13, «quelli del “Houston abbiamo un problema”». E aggiunge: «Siamo partiti per una grande impresa ma l’equipaggio per una serie di circostanze non ce l’ha fatta. La navicella è ammaccata». Chiedono che dal congresso venga fuori «un partito che sia democratico e socialista, con una formula diversa da quella prevista dal segretario del partito: una federazione allargata ad altre forze e pronta per le elezioni politiche del 2011». «Noi chiediamo di azzerare le decisioni verticistiche di Orvieto e di rimediare con un nuovo percorso alle debolezze di quella decisione» sottolinea Angius, che evidenzia comunque che la loro mozione, la terza, prevede «un cambio di linea politica e non di segretario». Trenta pagine per delineare un «partito democratico e socialista», e rispondere «ai dubbi e alle speranze e ai sogni degli iscritti dei Ds». Tocca a Brutti, senatore e vicepresidente del Copaco, spiegare con chiarezza come la vera differenza stia nei rapporti con il Partito socialista europeo: «La mozione di Fassino indica un lavoro con il Pse, per noi la condizione essenziale è stare nel Pse». E Angius chiede che su questo si sia «chiari con Rutelli e quelli della Margherita». «Noi vogliamo stare dentro il Pse, non c’è da andare oltre, ma insieme» ribadiscono. Sottolinenano la loro differenza anche sui tempi: «Non ci sono le condizioni politiche per lo scioglimento dei ds nelle prossime settimane, come invece sostiene la mozione della maggioranza».
Fuori dalla terza mozione ma, parzialmente anche dalla seconda di Fabio Mussi che è per il no al Pd, Peppino Caldarola, deputato ed ex-direttore dell’Unità, ribadisce il suo no allo scioglimento dei Ds e riafferma la sua idea di un partito ancorato al Pse. Il deputato un tempo dalemiano doc dichiara che al congresso della sua città, Bari, voterà la mozione Mussi, ma non intende partecipare al congresso nazionale. E annuncia che se Fassino otterrà l’ok dalla maggioranza delle sezioni, «riconsegnerò immediatamente la tessera del partito». Decisamente contrario quindi alla costruzione del Partito democratico, Caldarola sintetizza la sua posizione: «Per andare d’accordo con la Binetti si getta un partito ed un’esperienza politica. Non c’è nessuna ragione autentica per sciogliere oggi i Ds». E sottolinea la sua differenza con quelli della seconda mozione di Angius: «Il loro è un sì condizionato al Pd, il mio è un no chiaro». Anche se Massimo Brutti, senatore della seconda mozione preferisce sostenere che «con Caldarola è stato un divorzio consensuale». Si schiera pubblicamente, con un’intervista su Il tempo, contro il Pd Emanuele Macaluso, anche lui come Caldarola ex-direttore dell’Unità. Secondo Macaluso, oggi direttore della rivista «Le ragioni del socialismo» ed editorialista del Riformista, l’operazione Pd è fittizia e di vertice: «L’esigenza è giusta ma è estranea alla gente». E teme che «questa decisione porterà a lacerazioni e a perdite di consensi».