Anglicani: sì alle donne vescovo Rimane alto il rischio di scisma

da Londra

Qualcuno è scoppiato in singhiozzi e molti hanno minacciato di prendere la porta, ma alla fine la riforma è passata. Tra pianti e proteste la Chiesa anglicana ha dato il via libera all'ordinazione delle donne vescovo. Non è stata una decisione facile per il Sinodo, riunitosi nella cittadina di York nell'Inghilterra settentrionale dal 4 all'8 luglio. L'appuntamento di questa settimana è stato preceduto da enormi polemiche. Circa 1.300 sacerdoti anglicani, in gran parte rappresentanti delle congregazioni asiatiche e africane, avevano promesso di abbandonare la loro Chiesa, se il Sinodo si fosse dichiarato a favore. E il rischio continua a esistere ora che la decisione è stata presa, dopo un dibattito durato sei ore in un clima di forte tensione ed emotività.
Il governo ecclesiastico ha autorizzato la consacrazione delle donne vescovo, approvando allo stesso tempo un codice di condotta nazionale per evitare uno scisma tra progressisti e tradizionalisti. Quali siano esattamente i contenuti di queste regole non è ancora chiaro. Si sa per certo che è stata bocciata la proposta per la creazione di un gruppo di "supervescovi", a cui sia il clero che i fedeli contrari alle donne con la mitra avrebbero potuto fare riferimento. Il primate della Chiesa anglicana, l'arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, si è detto favorevole a un compromesso che tenesse conto delle ragioni dei più conservatori, ma del tutto contrario a soluzioni che potessero rivelarsi umilianti per le donne. La decisione finale è stata accolta con entusiasmo da Robert Key, membro del Sinodo e parlamentare dei Tories. «Questo è un buon giorno per la Chiesa d'Inghilterra - ha dichiarato dopo la votazione - questa decisione la rende più vicina ai sentimenti del Paese e della gente».
I più ostili, però, continuano a pensare che la strada verso lo scisma sia ormai aperta. Una frattura significativa si era già determinata nel 2003, dopo l'ordinazione di vescovi omosessuali. Emozionate e soddisfatte le donne della congregazione, che da tempo chiedevano la riforma. «Si tratta di una buona decisione per la Chiesa, per le donne e per tutta la nazione» ha dichiarato Christina Rees, portavoce del gruppo Women and the Church.
Per il voto, invece, si è rammaricato il Vaticano. «Abbiamo appreso con dispiacere la notizia del voto della Chiesa d'Inghilterra, che apre la strada all'ordinazione di donne vescovo - si legge in un comunicato della Santa sede - la decisione costituirà un nuovo ostacolo alla riconciliazione tra la Chiesa cattolica e la Chiesa d'Inghilterra». Il Vaticano ha comunque preannunciato di voler mandare degli osservatori alla conferenza di Lambeth, prevista per il 20 luglio, importante momento di confronto a cui prendono parte 650 vescovi e che si tiene con cadenza decennale.