Ania: «Contro il caro Rc la scatola nera in macchina e un’agenzia anti frode»

Malgrado il continuo aggravio delle polizze, nel 2010 il sistema della Rc auto ha accusato un rosso profondo perché i premi continuano a non essere sufficienti a tenere in equilibrio la gestione assicurativa.
Quasi un paradosso che però, spiega il direttore Auto dell’Ania, Vittorio Verdone, è provocato dalle inefficienze del nostro sistema, caratterizzato da un incremento «quasi patologico dei sinistri, soprattutto per i danni alla persona, sia per quanto riguarda quelli lievi sia quelli lievissimi». Solo per la Rc auto, in Italia vengono risarciti ogni anno oltre un milione di feriti, contro i 2mila della Francia. Ecco perché l’Ania auspica, tra l’altro, l’utilizzo sugli autoveicoli di «scatole nere» in grado di ricostruire le dinamiche degli incidenti: «Le assicurazioni riconoscono in media 3.500 euro per “colpi di frusta” sovente non dimostrabili con una successiva visita medica». Si aggiunge, poi, il problema del rimborso dei danni più gravi, «vincolati a tabelle fissate dai tribunali con valori economici che non hanno eguali in Europa». «La soluzione è cambiare i valori di indennizzo - sottolinea Verdone - e risolvere la frequenza dei sinistri che, oggi, è così elevata rispetto all’Europa «da potersi in parte ascrivere a comportamenti fraudolenti».
Ecco perché l’Ania vorrebbe combattere questo fenomeno, creando «un’agenzia autofinanziata dal settore e attiva nella lotta alle frodi anche dal punto di vista istruttorio, così da favorire le indagini delle forze dell’ordine». Senza queste misure, secondo Verdone, le lamentele sul costo delle polizze Rc sono vane, perché il prezzo è solo l’ultimo livello della catena e «se c’è un costo di rimborso molto elevato e l’industria non dispone degli strumenti per superare queste difficoltà» non c’è soluzione. «Bisognerebbe fare un altro ragionamento: senza questi premi le assicurazioni come farebbero a pagare i danneggiati?», osserva il dirigente dell’Ania. Quando ai limiti del sistema «bonus-malus», denunciati dall’Isvap, occorre «una riforma, allungando il periodo dell’attestato di rischio a dieci anni e introducendo un indice ad hoc, su cui ogni compagnia possa articolare le proprie offerte».