«Animali causa di incidenti» Gli animalisti insorgono

Elena Gaiardoni

È l'era del cinghiale nero, si potrebbe dire facendo il verso al mitico cinghiale bianco di Franco Battiato. Viene dalla Coldiretti lombarda un sos contro gli animali selvatici in generale, ovvero caprioli, daini, volpi, ma soprattutto contro i cinghiali che ogni anno sono responsabili del 25 per cento dei duecento incidenti stradali, causati da quattrozampe allo stato brado che tranciano la strada all'improvviso non solo in montagna ma anche in pianura, come è successo recentemente nel lodigiano.

«Gli animali selvatici - dice Ettore Prandini, presidente della Coldiretti lombarda - causano sempre più problemi». Nell'ultimo decennio la stima dei danni stradali è di 4 milioni di euro. Le province più colpite sono Pavia, Varese, Sondrio, Bergamo e Como. «Gli allarmismi, le crociate e la caccia alle streghe non servono a nessuno». Interviene così l'Enpa, Ente nazionale protezioni animali, per ridimensionare lo scenario del cinghiale killer. «Occorre vietare una volta per tutte l'allevamento del cinghiale - sottolinea l'Enpa - Proibire le reimmissioni delle aziende faunisico-venatorie, dalle quali gli animali tendono a fuggire e stoppare la vendita dei cinghiali via web o addirittura al mercato nero della carne».

La filastrocca del «cinghialone di troppo» che deve essere abbattuto non è nuova. Ma basterebbe che questi animali fossero più sorvegliati da chi li alleva, che spesso non si cura neppure di recintare il luogo. Invece di regalare possibilità di spari, le istituzioni dovrebbero finalmente procedere a un reale censimento. «Sono vent'anni che in Italia si dice di falciare i cinghiali - conclude Enpa -, ma ad ogni stagione il loro numero sale. Evidentemente c'è qualcosa che non torna». Anche perché ce ne accorgiamo solo quando causano incidenti.