Gli animali sono un lusso?

Il sasso l’hanno gettato i veterinari, protestando contro la nuova formulazione del redditometro, che include tra i parametri anche le spese per curare gli animali domestici. L’eco nel mondo animalista è stata vasta, anche perché nelle nostre case ci sono almeno 15 milioni, solo tra cani e gatti. È scesa in campo anche Michela Vittoria Brambilla, alfiere dell’animalismo nel governo: «Qualificare come lusso le spese veterinarie è un grave errore culturale, sociale e metodologico». Il ministro del Turismo, da tempo in prima linea su questi temi, ha annunciato una personale battaglia per spingere l’Agenzia delle Entrate a correggere il tiro. E l’ente, messo alle strette, ha risposto a stretto giro di posta con una lettera del direttore Attilio Befera che, confessando di essere proprietario di due cani, ha chiarito che l’inserimento nel redditometro non comporta una classificazione delle spese per gli animali come indicatore di lusso: «È solo uno dei cento parametri che usiamo per capire se le spese sono congrue rispetto al reddito dichiarato». Dibattito chiuso? Al contrario. Perché è vero che siamo disposti a spendere migliaia di euro per prenderci cura dei nostri animali, ma è anche vero che sono ormai membri di famiglia. E allora resta una domanda di fondo, la cui risposta potrebbe determinare anche le future scelte del Fisco: ma gli animali sono un lusso?