Gli animalisti braccano l’aguzzino di Jerry

Messaggi on line e telefonate: mezza Italia a caccia dell’uomo che ha sepolto vivo il cane. Ma il nome è segreto

«Datelo a me che ci penso io a fargli passare non 40 ore, ma solo un'oretta di godimento». «La miglior cosa da fare è seppellirlo vivo e tirarlo fuori esattamente dopo 40 ore chiedendogli: come si sente? Un goccio d'acqua?...».
Queste sono alcune delle migliaia di richieste che viaggiano in Internet, alimentate da una rabbia esplosiva, una richiesta di linciaggio che esce prepotente da Facebook, da Twitter e dagli altri mezzi di comunicazione telematica e riguarda un atto criminale commesso su un cane. E fortuna che è tutto finito bene. Ma converrà riassumere per i pochi che non avessero conoscenza di una notizia che tutti i media hanno riportato nei giorni scorsi. Siamo a Desenzano sul Garda, provincia di Brescia, e una coppia di giovani, mentre si reca in campagna a visitare un parente, si accorge che da un ammasso di laterizi escono gemiti, lamenti, sbuffi e colpi di tosse repressa. I due avvertono subito la centrale dei vigili che inviano immediatamente una pattuglia sul luogo. Anche gli agenti sentono i lamenti e si mettono a scavare freneticamente tra un cumulo di materiale di risulta lì scaricato. Quello che spunta da un avvallamento, sul quale sono stati gettati forati e detriti vari, lascia basiti gli uomini. Un simulacro di cane da caccia, con una benda su entrambi gli occhi, protende il muso e apre la bocca, passandosi la lingua arida tra le labbra. Gli viene portata subito dell'acqua, che beve avidamente e poi si provvede al suo ricovero in una clinica dove il suo stato appare grave ma non drammatico.
Basta poco tempo agli agenti per scoprire chi è l'autore di un simile atto di crudeltà. Si tratta di un cacciatore del luogo, pensionato di 65 anni, dalla fedina penale pulita e, come mi chiarisce al telefono il comandante Presicci, della polizia locale di Desenzano, del tutto ignoto alle forze dell'ordine e alla magistratura. «Una persona assolutamente normale - mi dice - che non ha mai avuto trascorsi delittuosi e men che meno problemi psichiatrici, almeno a noi noti».
Quello che tutti si chiedono è il perché di un atto simile. La difesa dell'uomo verte sul fatto di avere giudicato morto il cane e di avere provveduto a seppellirlo. E le bende sugli occhi? Aveva, a sua detta, delle escrescenze sulle palpebre che un veterinario avrebbe suggerito di tenere bendate. Giustificazioni deboli, perché la morte apparente nel cane, è un fatto raro e poi, mentre lo si trascina, si scava la buca, si gettano sopra strati di detriti, neanche un gemito, non un movimento, per poi riprendere coscienza una volta sepolto? Per di più a 13 anni e con un soffio al cuore? Mah, anche gli inquirenti stanno cercando di capirci qualcosa.
La cosa certa è che la notizia, vista la singolarità dell'evento, ha scatenato un pandemonio. L'opinione pubblica, che ha potuto osservare le immagini del povero cane in vari programmi televisivi, è stata giustamente attraversata da un moto di commozione e di rabbia che, per molti però, si è ben presto trasformato in una richiesta di giustizia sommaria. Al comando dei vigili sono giunte numerose telefonate di persone che chiedevano le generalità dell'individuo e non certo per spedirgli una targa ricordo. Per fortuna le minacce fisiche, rassicura il comandante, per il momento sono rimaste «sulla carta», ma la consegna è quella di non rivelare a nessuno alcun dato che possa fare risalire a chi ha commesso l'efferato gesto. Ci sono anche persone che, più pragmaticamente pensano al cane. Un orafo di Valenza Po ha chiamato i vigili dicendosi disponibile a pagare tutte le spese per rimettere in sesto Jerry mentre giungono centinaia di richieste d'adozione da tutta Italia. A proposito, un elogio ai vigili, sensibili, generosi e pazienti.
Per quanto labili siano le pene lasciamo il martello al giudice. Noi, usiamo il cuore.