Anita brinda con mammà Adesso tutti la vogliono

Milano Su una cosa, lunedì, alla prima scaligera, le due tifoserie del teatro (loggione in testa) facevano un corpo solo. Tutti unanimi nel promuovere con lode il Don José di Jonas Kaufmann e la Carmen del mezzosoprano Anita Rachvelishvili. Entrambi hanno avuto un successo personale, con lanci di fiori, canti di vittoria alle star, applausi lunghi 14 minuti. Be’, con Kaufmann si andava piuttosto sul sicuro, si sa che è il tenore del momento, osannato pure dal tenorissimo Placido Domingo: «È il miglior Don José in circolazione», ha dichiarato, lunedì. L’incognita era rappresentata dalla Rachvelishvili, venticinquenne, fresca fresca di studi, al suo debutto di ruolo, e un curriculum magrolino fatto di due sole particine (pur alla Scala). La sua, poi, è una storia da romanzo. La storia di una ragazza cresciuta sotto le bombe della Georgia, senza un soldo in tasca, con i genitori che ipotecano la casa per pagarle il biglietto aereo così da tentare un’audizione all’Accademia della Scala: correva il 2007. Lunedì, la prode Anita si giocava tutto. Stella subito o tonfo difficile da dimenticare. È stato un trionfo. Lei non la mette giù dura, anzi. Tosta lo è davvero Anita, la mamma in platea che piange dalla felicità, papà che considera il tutto come il più bel regalo di compleanno (bella coincidenza) e lei che non tradisce emozioni sotto la pioggia di fiori. Nervosa almeno prima dello spettacolo? Macché, «avevo studiato così tanto... e poi non era per me una prima, ma una terza o quarta. Abbiamo fatto un sacco di prove, e c’è stato un ottimo lavoro di squadra», risponde con rigore scientifico. Ieri, se ne è andata in giro per la città con la sorella, mamma parrucchiera e papà capocantiere arresi all’idea di vivere a distanza, nella lontana Tbilisi, il debutto della figlia. Poi è intervenuto «il Presidente della Georgia che ha fatto acquistare il biglietto aereo per la mia famiglia, risolvendo anche la questione dei visti. Oggi ripartono, ci rivedremo in febbraio». La fiaba della fanciulla ha un crescendo. In un giorno, ieri l’altro, diventa una gloria lirica e nazionale. «In teatro c’erano i giornalisti georgiani, hanno ripreso parte dello spettacolo. Mi hanno riferito che dalla Georgia, chi ha potuto, ha seguito Carmen via internet. Credo d’aver riscattato l’orgoglio georgiano», dichiara Anita, inguaribile patriota. Ora la sua vita cambierà totalmente. «Sono contenta di iniziare a lavorare, così posso realizzare i progetti che ho in testa». E si va sul concreto: «Anzitutto farò ristrutturare l’appartamento dei miei, manca ancora l’impianto di riscaldamento». Considerate le scritture che si profilano, e la prevedibile impennata del cachet, si comprerà interi palazzi questa ragazza. «Il mio agente dice che teatri di mezz’Europa lo hanno contattato alla fine del secondo atto proponendo contratti. Però non abbiamo ancora avuto modo di parlarne» spiega lei che non ha ancora letto una riga di quel che s’è scritto. «Davvero si dice questo di me? Franco Zeffirelli vorrebbe che lavorassi con lui? Di già?», sgrana gli occhi quando le leggi le critiche entusiastiche. Non è una che ha bisogno di tanti conforti e supporti la Rachvelishvili, sorride all’idea che il fidanzato, cioè Riccardo Massi, il tenore che all’anteprima sostituì il febbricitante Kaufmann, era più preoccupato di lei per il debutto. «Mi ha detto che non era un successo, ma un trionfo». C’era una cosa, in realtà, che tempo fa turbava i sonni della fanciulla: il permesso di soggiorno che non arrivava mai, poi, via via che la fiaba si dispiegava, come per incanto si materializzava pure il permesso. Anita, la tosta, fa quadrato attorno alla regista. «Mi ha ringraziato per il sostegno che le ho dato. In realtà ci siamo sostenute a vicenda. È stato un debutto per entrambe. Mi spiace che qualcuno non abbia capito o non abbia cercato di capire la sua regia. Io sono sicura che questa Carmen diverrà un classico. Anche registi di fama come Zeffirelli furono buati». Del resto, tutta la squadra-Carmen era preparata al peggio, «diciamo che c’era un gran chiacchiericcio ancora prima che fosse allestito lo spettacolo. Alcuni loggionisti sono venuti da me alla fine dello spettacolo dicendo che mi sarei dovuta imporre e chiedere di cambiare l’abito. Io ho risposto che il mio abito mi piaceva».