Ankara reagisce inferocita: «È ignobile, la pagheranno»

Mondo politico ed economico uniti nella protesta: pronte le ritorsioni, che potrebbero costare anche un miliardo di dollari alle imprese transalpine

Marta Ottaviani

Una cosa è certa: faranno di tutto per fargliela pagare. «È una grande vergogna e un’onta per la libertà d'espressione», ha commentato il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan dopo l'approvazione dell'Assemblea nazionale francese della proposta di legge che introduce sanzioni a chiunque neghi il genocidio degli armeni. «È stato commesso un errore storico - ha proseguito il premier -, è fuori questione per noi accettare una simile ingiustizia o tollerarla». Erdogan ha tuttavia invitato i «turchi, i politici e gli ambienti economici» al buon senso, senza per questo nascondere le proprie reazioni.
Il ministro degli Esteri turco Abdullah Gül, che fino a ieri mattina ha cercato di evitare il voto all'Assemblea Nazionale, è stato telegrafico, ma fin troppo incisivo: «La Francia se lo ricordi molto bene - ha detto - non dimenticheremo mai quello che ci hanno fatto. Hanno compiuto un gesto ignobile». «Le relazioni franco-turche - ha scritto il ministro in una nota - che si sono sviluppate per secoli hanno ricevuto un duro colpo oggi per la falsa e irresponsabile presa di posizione dei politici francesi che non vedono le conseguenze politiche delle loro azioni». Il titolare degli Esteri ha anche aggiunto che martedì prossimo ci sarà un consiglio dei Ministri straordinario in cui discutere della situazione. E in molti sono pronti a scommettere che la Turchia passerà dalle parole ai fatti. Da una settimana Namil Tan, portavoce di Abdullah Gül, le principali istituzioni economiche del Paese, fra cui anche la Tusiad, la Confindustria turca, mettevano in guardia Parigi: se fate passare la legge le ripercussioni sul piano politico ed economico saranno gravissime.
Uno dei primi ad affilare le armi è stato Bülent Deniz, presidente dell'Associazione dei consumatori turchi. «Inizieremo il nostro boicottaggio subito - ha detto - e non ci fermeremo finché la legge non verrà sospesa. Sceglieremo un prodotto diverso ogni settimana. Cercheremo i tipi di merce più rappresentativi, come per esempio i profumi». Il progetto è stato subito accolto anche dalla Confederazione degli Artigiani turchi (Tesk), che non importerà più dalla Francia alcune materie prime. Iniziative che in breve tempo potrebbero costare a Parigi qualcosa come un miliardo di dollari. Non poco se si pensa che l'export francese verso la Turchia si aggira intorno ai 5 miliardi di dollari l'anno.
Ci sono poi le iniziative di istituzioni più potenti, come la Tusiad, l'esecutivo di Ankara e le autorità governative che gestiscono gli appalti, che potrebbero tagliare fuori i candidati francesi da alcune gare, come quelle inerenti alla costruzione di centrali nucleari, per le quali, stando alla stampa economica turca, Parigi nutriva un notevole interesse. Anche le parole del ministro dell'Economia Alì Babacan non fanno certo sperare. «Non posso dire che non ci saranno conseguenze» ha dichiarato ai giornalisti, aggiungendo subito dopo che ora potrebbe farsi anche più difficile la modifica dell'articolo 301 del nuovo codice penale.
C'è poi da contare la reazione della gente. A Istanbul si respira aria pesante. Il consolato e il centro culturale francese, sulla centralissima Istiklak Caddesi, sono presidiati da giorni. L'iniziativa legislativa francese non è piaciuta a nessuno. Nemmeno alle personalità solitamente più aperte ed europeiste. Elif Shafak, la scrittrice che per il genocidio armeno ha rischiato il carcere, ha inviato una lunga lettera al quotidiano francese Le Monde. «Il mio Paese - ha scritto la Shafak - usa l'articolo 301 per perseguitare i giornalisti e gli scrittori, sbagliando. E parlare del genocidio armeno è ancora un tabù. Ma con questa legge si mette a tacere la libertà di informazione». Guler Sabanci, la più importante top manager del Paese, citando Voltaire ha detto: «Mi addolora pensare che una legge così sia stata approvata da un Paese come la Francia».