Anna Göldi, l’ultima strega d’Europa

Cameriera svizzera accusata di veneficio, fu condannata da un tribunale protestante

Anna Göldi, l’ultima strega condannata in Europa, fu decapitata in una piazza di Glarona, capoluogo del cantone svizzero che porta lo stesso nome, il 13 giugno 1782. Al momento della morte aveva 48 anni; mostrava in volto i segni di una vita difficile, e, soprattutto, quelli dei mesi trascorsi in prigione e delle torture subite. Eppure i cronisti dell’epoca parlano dei suoi capelli biondi, di una bellezza che ancora si intuiva, del suo fisico ben formato. Ricordano che era considerata una donna istruita e che aveva una personalità forte, non piegata dai colpi del destino. Con tutta probabilità fu proprio questa personalità a rovinarla, mettendola al centro di un processo, controverso già allora, in cui si mischiavano sesso e potere, e che in Svizzera non ha ancora finito di provocare polemiche.
A 225 anni di distanza dai fatti un giornalista, Walter Hauser, ha riaperto la vicenda recuperando gli atti del processo (oltre 700 pagine da cui però mancano parti fondamentali) e le testimonianze disponibili, soprattutto gli scritti di un pugno di commentatori che su alcune gazzette tedesche (in Svizzera la vicenda era stata sottoposta a una ferrea censura) avevano attaccato il procedimento nel nome della ragione e dell’Illuminismo. Il libro che ne è risultato, pubblicato nei mesi scorsi (Der Justizmord an Anna Göldi, «L’omicidio giudiziario di Anna Göldi», Limmat Verlag, Zurigo), si concludeva con una richiesta: quella di seguire l’esempio del Massachusetts, dove nel 2001 il governatore ha firmato un pubblico atto di riabilitazione delle donne bruciate nei roghi di Salem. All’appello si è però opposto, tra molte discussioni, il governo cantonale di Glarona: certo, dice la motivazione, la sentenza è un «errore», ma la responsabilità per le colpe della comunità di allora non possono ricadere sulle generazioni di oggi. Queste ultime, tutt’al più, possono cercare di trarre lezione dai fatti del passato. Da qui il contributo a un museo dedicato ad Anna Göldi, inaugurato giusto sabato scorso, a Mollis (dove Anna Göldi visse), nei cui locali sono documentate le tappe della sua vita e del processo. Motivazioni analoghe ha avuto lo stop alla riabilitazione da parte della chiesa evangelica cantonale, direttamente coinvolta visto che la condanna fu inflitta da un Tribunale protestante che si richiamava direttamente al riformatore Zwingli.
La fine di Anna Göldi inizia nel 1780, quando prende servizio come cameriera in casa di Johann Jakob Tschudi, esponente di una delle famiglie più in vista di Glarona e della comunità evangelica locale. Un anno più tardi, tra la donna di servizio e Anna Maria, la figlia di otto anni del padrone di casa, scoppia un litigio. Qualche giorno dopo la madre, secondo quanto riferirà più tardi, trova dei chiodi nella scodella del latte della piccola. L’evento si ripete. La colpevole viene individuata proprio in Anna, desiderosa di vendicarsi. Il licenziamento è immediato.
La storia potrebbe finire qui; e invece Anna si sente vittima di un’ingiustizia: denuncia al Camerarius, la più alta autorità insieme civile e religiosa del cantone (si chiama anche lui Johann Jakob Tschudi ed è omonimo e parente del precedente) l’illegittimità delle accuse. Poi torna nel suo paese di origine, nella zona di Zurigo. Intanto a Glarona le voci si susseguono: la più insistente è che la donna sia stata allontanata perché era l’amante del suo datore di lavoro. E in pochi giorni il pettegolezzo diventa per molti una verità assodata. Per Johann Jakob Tschudi lo scandalo potrebbe trasformarsi in un disastro. Solo qualche anno prima il puritano cantone ha approvato norme draconiane: ai colpevoli di immoralità sessuale è vietato ogni incarico, ogni ruolo pubblico. Mentre la marea del sospetto sta montando, la piccola Anna Maria si ammala: è soggetta a svenimenti, a crisi che, lette oggi, presentano i sintomi dell’attacco epilettico. Diciotto giorni dopo il licenziamento di Anna Göldi, secondo i familiari, inizia a vomitare chiodi. Quei chiodi, è l’accusa, sono stati seminati dalla perfida Anna con l’aiuto del maligno. Johann Jakob Tschudi si presenta alle autorità chiedendo l’arresto di Anna Göldi per avvelenamento e stregoneria.
È la relazione segreta tra padrone e serva la spiegazione di tutto? Gli indizi sono molti e le coincidenze anche: dagli atti, per esempio, mancano misteriosamente proprio tutte le parti dedicate ai rapporti tra i due. Peraltro, dopo l’arresto, Anna Göldi non parlerà mai di questo aspetto della vicenda. Il suo passato in ogni modo la condanna. Giovanissima, di famiglia povera, ha una relazione con un soldato di ventura e resta incinta. Partorisce, ma il figlio viene trovato morto nel letto accanto a lei.
Accusata di averlo ucciso viene esposta alla gogna e condannata a due anni di prigione. Più tardi entrerà a servizio nella casa degli Zwicky, un’altra famiglia tra le più in vista della zona. Con Melchior Zwicky, il figlio del padrone di casa, di 11 anni più giovane di lei, avrà un bambino. Melchior le rimarrà vicino per tutto il tempo del processo. Ad Anna non servirà. Arrestata in febbraio, confessa, sotto tortura, l’11 aprile: «È stato il diavolo a ispirarmi». Due giorni dopo ritratta, poi confessa di nuovo. La condanna arriva implacabile. Appena prima dell’esecuzione il Camerarius Tschudi parla soddisfatto alla folla: «Grazie a Dio la peccatrice sarà punita».