Anna, l'italiana coi tacchi alti che ricostruisce Nassirya

Anna Prouse, milanese, da due anni guida la task force alleata incaricata della rinascita in Irak. "Per noi sei come un uomo, ti rispettiamo" le dicono i rais locali. Ma lei si arrabbia: "Dovete rispettare le donne"

Roma - «Noi ti rispettiamo, sei un uomo onorario», dicono ad Anna Prouse i notabili di Nassirya. E lei si arrabbia. «No - dice - sono una donna e dovete rispettarmi per quel che sono». Quando si arrabbia, la giovane italiana a capo della Task force per la ricostruzione del Governatorato di Dhi-Qar, nel sud dell'Irak parlano di «tragedia provinciale». Perché la Prouse la stimano, l'ammirano, ma la temono anche. È in Irak da cinque anni, dopo due in Iran e dal 2006 è incaricata dalla Farnesina di guidare il Provincial Recostruction Team: oltre 20 esperti italiani, americani e inglesi per favorire lo sviluppo. Budget: 30 milioni di euro italiani e 50 milioni di dollari americani.

Milanese, 39 anni, padre neozelandese e madre francese, laurea in Scienze politiche, quattro lingue, la Prouse è bella e minuta, con una massa di ricci e uno sguardo deciso. Dicono che in tanti sono innamorati di lei e che affascina anche col giubbetto antiproiettile. Ci tiene alla sua femminilità: là dove molte girano velate, a volte usa i tacchi alti o, se piove, vezzose calosce blu a pois bianchi. Insegna anche i diritti delle donne, in animate discussioni nelle madrasse, le scuole coraniche.

Come giornalista ha conosciuto il Medioriente, poi con la Croce Rossa internazionale ha messo su un ospedale da campo a Bagdad e l'ex governatore americano Paul Bremer, incaricato della ricostruzione in Irak, l'ha voluta consigliere al ministero della Sanità. Quando è arrivata nella provincia, ricca ma arretrata, della quarta città dell'Irak, Nassirya, ha dato subito un segnale. «Il suo predecessore - racconta Alessandro Costa - aveva voluto nel Prt un muro di tre metri tra zona italiana e irachena. Lei l'ha scalato con mani e i piedi, sotto gli occhi increduli di tutti, ed è scesa dall'altra parte. Poi, il T-Wall è stato abbattuto». Costa è coordinatore del Progetto per lo sviluppo delle piccole-medie imprese e ha organizzato in questi giorni la prima missione di imprenditori da Nassirya a Roma e Milano, con incontri in Confindustria, Confcommercio, Unioncamere, Ice, ministero degli Esteri, presentando una mappa di 100 imprese del Dhi-Qar. È stato un successo e sono nati accordi.

Ricostruzione, per la Prouse, vuol dire infrastrutture, imprese, acqua, elettricità, ma soprattutto lavoro sulle menti. «È più facile costruire strade, scuole e ospedali che restituire fiducia, competenza e professionalità. Siamo gli unici ad aver puntato su questo. Invece di portare all'estero pochi eletti per corsi di formazione, facciamo training alle masse. Formiamo medici, infermieri, insegnanti, agronomi, archeologi perché risolvano i problemi del Paese». A Nassirya è nato il primo training center, dove insegnano esperti stranieri. Ora, chiedono di venire dalle altre province. Ogni intervento di ricostruzione la Prouse lo concorda con le autorità locali utilizzando il «dialogo costruttivo».

Il metodo italiano si fa strada e George W.Bush, lunedì alla Casa Bianca, ha ringraziato Silvio Berlusconi anche per il Prt a conduzione italiana in Irak. Il generale David Petraeus, già comandante delle forze americane in Irak, a giugno ha chiesto alla Prouse di partecipare alla conferenza di Abu Dhabi Friends of Irak, dicendo: «Voi fate il lavoro migliore nei Prt. Siete un esempio per tutti». «Sono orgogliosa di questo - dice lei -. Spesso, gli esperti stranieri vengono per brevi periodi: noi siamo a Nassirya da due anni, rimarremo per tutto il 2009 e poi, gradualmente, cederemo le redini agli iracheni. Siamo animati dal "sacro fuoco" e loro apprezzano che ci si danni per il loro Paese». Come? Insegnando ai grandi a gestire i soldi del governo, utilizzati al 20 per cento e alle bambine a usare i computer.

Mostrando come fare mozzarelle con il latte delle bufale che prima andava a male, commercializzare i datteri prima importati dal Kuwait, congelare i polli, usare i trattori donati dal Giappone non per andare in moschea il venerdì con la famiglia. Pulmini carichi di opere di Dickens o Flaubert girano per i villaggi e a settembre, a Nassirya, la prima «Settimana culturale» ha avuto 500 ospiti al giorno.

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