Anna Maria: «Chiedo correttezza»

«Speravo solo in un po’ di obiettività ma ne ho ricevuta veramente poca»

nostro inviato a Torino

Sta seduta come una studentessa modello al primo banco. Ma questa volta al suo fianco non c’è un avvocato, ma don Marco Baroncini, il parroco di S. Cristina a Ripoli, sempre più nelle parti di vicetaormina. Anna Maria Franzoni ascolta con rassegnata pazienza il carabiniere del Ris, il presidente della Corte, il rappresentante dell’accusa. Assiste con un’ombra di impaccio ai duelli fra Taormina e Corsi e fra Taormina e Pettenati che prova a tenerlo a guinzaglio: «Avvocato Taormina, non si dia alle invettive perché in questo momento non ci interessano». Poi, la donna piange, perché il processo appare lontano, lontanissimo. Ma quando sullo schermo compare e ricompare ossessivamente quella enorme pozza di sangue sul letto, allora si capisce la brutalità fisica, insostenibile, del dolore provato. E di un lutto senza appello.
Versa le lacrime di una mamma, Anna Maria. Si copre gli occhi con la mano, porta al naso un fazzolettino di carta, attira tutti gli sguardi che cercano come radar il suo volto. Attimi. Poi tutto torna come prima, lei, Anna Maria, torna nella sua indecifrabilità. Le lacrime, solo le lacrime, sono la didascalia perfetta per il dolore di una madre spezzata; il resto, tutto il resto è routine che non aderisce ad una personalità che nessuno sa come collocare. Sorride, tace, parla con la tribù dei parenti che ancora una volta sono arrivati a Torino riempiendo almeno quattro macchine. È lei l’imputata, ma c’è tutto un clan a sorreggerla quasi fisicamente e a separarla dal pubblico e dai giornalisti. E proprio ai cronisti, in una delle pause, si rivolge Anna Maria: «Chiedo solo correttezza. Vorrei obiettività e mi sembra finora ce ne sia stata poca». Non c’è altro da dire. Le sue mosse, semmai, sono sottotitolate da Taormina: «Anna Maria Franzoni non si sottoporrà alla perizia psichiatrica e non risponderà alle domande dei quattro esperti». Ma allora la signora Lorenzi si difenderà udienza dopo udienza solo con il silenzio? A quanto pare no: «La signora Franzoni ­ aggiunge Taormina ­ quando la Corte ha stabilito la perizia psichiatrica, mi ha detto: “Questi non sono i miei giudici”. Io però spero di convincerla a farsi interrogare dalla Corte». Dunque, se le parole indicano una traiettoria e una strategia, la mamma di Samuele non converserà con gli esperti, ma andrà al microfono davanti a Pettenati. Per ora resta al primo banco. A misurare come tutti la sproporzione che aleggia nell’aula. Ma quando il pg Vittorio Corsi si sofferma sui tre piccoli malori accusati dalla donna prima del delitto è Taormina a dare voce al suo disagio e a quello di tutti: «Ma come si fa a giustificare una perizia psichiatrica perché un anno e mezzo prima della morte di Samuele, Anna Maria ebbe una congestione?». Lei ascolta. Sola, in quell’ambiente affollato.