Annalista e casanova

Irene Liconte

Filippo Casoni, celebre annalista genovese, fu anche un intraprendente casanova. Di famiglia plebea, nel 1691 s'innamorò della nobile Apollonia Acquarone; ricambiato dalla ragazza ma non dai parenti di lei, ne organizzò il rapimento presso la chiesa di Nostra Signora di Belvedere, rifugiandosi poi nella residenza estiva dei Casoni, a Coronata. La bravata d'amore gli costò cara: arrestato e processato, fu condannato a vent'anni di carcere. Ne scontò solo quattro, impiegati nella stesura dei suoi annali, e fu rimesso in libertà grazie ai 1000 scudi d'argento versati dal padre nelle casse della Superba. La disavventura non gli fece però mettere la testa a posto: invaghitosi della giovane inglese Anne Mary Stiston, di religione protestante, per risolvere l'impasse Filippo ricorse al "matrimonio a sorpresa", con il prevosto della chiesa delle Vigne nei panni del Don Abbondio manzoniano. Risultato: fu rispedito in prigione. Questa volta vi soggiornò solo un mese, ottenendo poi anche il riconoscimento legale delle sue nozze "garibaldine". Anche se il patrono degli innamorati non è identificabile con S. Valentino di Cordat, primo vescovo di Genova, (300 d. C.), numerose storie d'amore fiorirono nella nostra città. Narra la leggenda che la bella Tommasina Spinola conquistò il cuore di Luigi XII di Francia, durante la breve permanenza del re a Genova nel 1502. Quando giunse la falsa notizia della morte di Luigi nella battaglia di Cerignola, Tommasina si lasciò morire di disperazione nel palazzo che sorge in piazza dell'Amor Perfetto, dove la trovò, ormai senza vita, un cavaliere inviato dal re per avere notizie dell'amata; dalla vicenda avrebbe appunto preso nome la piazza. D'amore, secondo la tradizione, morì anche Luca Cambiaso a Madrid, nel 1585. A Luca, vedovo, Papa Gregorio XIII aveva negato il permesso di sposare la cognata, Argentina Schenone, e il pittore si era recato in Spagna sperando nell'intercessione di re Filippo II presso il pontefice. Disilluso, ritrasse la sua bella in svariate opere: nella chiesa di Carignano il volto di Argentina si può ammirare nella Maddalena della "Pietà" dipinta dall'artista.
Le Genovesi esercitarono il loro fascino anche sui "foresti": di Pellina Lomellini, cognata del doge, si invaghì, nel '700, il Duca di Richelieu, pronipote del famoso cardinale. Dongiovanni inveterato, cercò inutilmente di sedurre la nobildonna, riuscendo solo a coprirsi di ridicolo: ad una festa provò addirittura ad annebbiarla con il vino per vincerne le resistenze, finendo invece per ubriacarsi lui stesso e piombare ingloriosamente addormentato. Corrisposto fu invece il trasporto del giovane conte Camillo di Cavour per Anna Giustiniani, fervente mazziniana. Fu proprio la politica ad avvicinare i due, che si frequentarono a Torino, a Vinadio e nella villa dei Giustiniani a Voltri. Reclusa in casa dal marito per soffocare lo scandalo, Anna affidò la sua passione alle lettere (ne scrisse ben 150 in un anno), per tentare poi una disperata fuga nel 1835. Ricondotta a Genova, si suicidò gettandosi dalla finestra nel 1841. Da un altro amore contrastato sarebbe sorta Alassio: secondo la leggenda Adelasia, figlia dell'imperatore Ottone I, s'innamorò del proprio scudiero e fuggì con lui alle pendici del monte Tirasso, dove la coppia edificò un castello, primo nucleo della città che, alla morte di Adelasia, prese il suo nome. Tragico amore fu invece quello che unì la figlia di un nobile di Bergeggi ad un principe saraceno: i due giovani furono costretti a rifugiarsi sul vicino isolotto, dove, si racconta, nelle notti di luna è talvolta possibile scorgerli mentre passeggiano sulla spiaggia mano nella mano.