Anne Hathaway: da bambina sognavo di fare l’agente Smart

da Roma

Con gli suoi occhioni da cerbiatta esitante e il bel viso pulito, più magra del solito (sebbene dica di detestare chi è oossessionato dal peso), è facile capire come Anne Hathaway, perfetta omonima della moglie di Shakespeare, sia caduta nel trappolone economico-amoroso dell’ex fidanzato italiano Raffaello Follieri, sedicente immobiliarista agli arresti in America per millantato credito e altro ancora. L’attrice newyorchese, alla ribalta con Il diavolo veste Prada dove era opposta al mostro sacro Meryl Streep, ieri lanciava Agente Smart. Casino totale (da venerdì nelle sale), ma a una condizione: domande personali, zero.
Spalleggiata dall’enorme collega Dwayne Johnson, ex wrestler dai muscoli d’acciaio (lo chiamavano «The Rock», la roccia) che nell’esilarante commedia d’azione diretta da Peter Segal è l’agente 23, l’agente 99, cioè la timida Anne, misto di Judy Garland (per l’ingenuità), Julia Roberts (per la lunghezza delle gambe) e Audrey Hepburn (per l’elegante magrezza) si è sentita protetta. Anche dal suo partner sullo schermo, il finto imbranato Steve Carell, qui uno 007 pasticcione e in coppia con lei, una delle cento donne più sexy del pianeta stando alle riviste specializzate Usa.
Il fatto è che la Hathaway, nel film che riprende in chiave più moderna una fortunata serie anni Sessanta, vero classico televisivo frutto dell’ingegno comico di Mel Brooks e Buck Henry, corre a perdifiato su tacchi vertiginosi, impugna pistole senza perdere la piega perfetta dei capelli neri lisci e si consacra icona comica under 25 e, contemporaneamente, diva della porta accanto. Soprattutto in una memorabile scena di ballo, dove lei indossa un miniabito metallico e danza, ovviamente in incognito e munita di auricolare, con un lestofante russo. «Non sono una ballerina professionista, ma volteggiare con un abito fatto di catene pesanti, è stata una vera impresa. Da ragazzina sognavo di fare le stesse cose audaci che faceva Barbara Feldon, nell’antica serie e sono stata accontentata dai produttori», racconta Anne, figlia dell’attrice Kate McCawley e del giudice Gerard Hathaway.
Minuta e svolazzante in un tubino rosso ciliegia, l’attrice, poco notata in Brokeback mountain (2005), seppure imposta nel ruolo da Ang Lee che poi la ingaggiò nuovamente per Becoming Jane (a impersonare la scrittrice Jane Austen), dimostra di sapere il fatto suo. A partire dall’immediata cessazione di ogni rapporto con l’ambiguo Follieri (pronto a ricevere, nel loro attico sulla 5ª strada di New York, vuoi Massimo D’Alema, vuoi diverse porpore americane), per finire con la determinatezza con cui parla di moda.
«Certamente la moda mi affascina, amo il glamour eccentrico e adoro i bei vestiti, ma finché il tutto resta nell’ambito di un hobby, magari costoso, però sempre accessorio», dice lei, testimonial di note case di moda e di cosmetici. «Io sono molto diversa dall’agente 99 e tendo ad avere fiducia nelle persone. È qualcosa che ho dentro e che ho imparato nella vita e dalla mia educazione borghese. Anche se le occasioni spiacevoli, a volte, fanno ricredere», riflette la Hathaway, che pare fidarsi soprattutto di Esmeralda, il suo labrador color cioccolato. Capace di passare dai ruoli drammatici a quelli più leggeri e ironici (come qui, dove si prende in giro a colpi di gadget da spione provetta), Anne ha un segreto per non sbagliare un colpo. «Scelgo i miei personaggi solo se sono sicura che la storia raccontata dal regista sarà la stessa che ho letto io nel copione. E in genere scelgo un ruolo esattamente contrario a quello che ho svolto nel film precedente». Per adesso, è giunto il tempo di mettere in frigorifero sia la parte della fidanzata benestante e fiduciosa sia la malriposta speranza di diventare un giorno Mrs Follieri.