Anne-Marie Javouhey

Quinta dei dieci figli di un possidente, nacque nel 1779 a Jallanges, in Borgogna. Scoppiata la Rivoluzione, mise in salvo i preti braccati, aprì le porte di una chiesa che era stata incendiata con la gente dentro, mise a disposizione uno dei granai del padre per le celebrazioni clandestine; addirittura fermò i facinorosi che cercavano preti da linciare. Calmatesi le acque, provò a farsi suora ma non trovò comunità adatte. Con i soldi del padre e l’aiuto di alcuni fratelli e sorelle aprì una scuola. Nel 1805 incontrò Pio VII, di ritorno dall’incoronazione di Napoleone. Col suo incoraggiamento, nel 1807 fondò la congregazione delle Suore di San Giuseppe, poi dette di Cluny dal luogo della casa madre. Queste suore si sparsero, col tempo, in tutte le colonie francesi e aprirono scuole per gli schiavi appena affrancati. La Javouhey fu a La Réunion, Guadalupe, Guyana, Senegal, ma anche in Martinica, India e perfino Sierra Leone e Gambia, su rischiesta dei britannici. Nel 1830 il nuovo vescovo di Autun, da cui la congregazione dipendeva, esautorò la fondatrice e assunse personalmente la direzione. Il braccio di ferro produsse minacce di scomunica per la Javouhey e due anni di interdizione dei sacramenti. Solo l’intervento del nunzio a Parigi sbloccò la situazione e restituì al suo ruolo di superiora generale la fondatrice. Nel 1843 c’era da aprire nuovi fronti missionari a Tahiti e in Madagascar e la Javouhey si portò a Roma per sottoporre al papa i nuovi progetti. Morì nel 1851 e fu sepolta a Senlis, vicino a Parigi. Oggi la sua creatura è presente in trentadue Paesi.
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