Annemondo

Il santo di oggi apparteneva a una nobile famiglia gallo-romana del VII secolo e suo padre, Sigon, era prefetto di Lione. Annemondo divenne funzionario alla corte del re dei franchi Dagoberto I e poi consigliere del successore di quest’ultimo, Clodoveo II. A un certo punto, però, lasciò tutto e si fece ordinare sacerdote. Era già vescovo di Lione quando l’inglese s. Benedetto Biscop, in viaggio verso Roma, si fermò presso di lui. Il Biscop era accompagnato da un discepolo, Vilfrido (poi santo), la cui conversazione affascinò talmente Annemondo da indurlo a offrirsi di adottarlo e di dargli una sua nipote in moglie. Ma Vilfrido declinò cortesemente, in quanto era sua intenzione farsi sacerdote. Annemondo rifornì i due viaggiatori di tutto quel che necessitavano e li pregò di ripassare da lui al ritorno. I due accettarono volentieri ma abbiamo notizie, al riguardo, del solo Vilfrido, che effettivamente si fermò a Lione sulla via del ritorno e ci rimase addirittura tre anni, ricevendo la tonsura dalle mani di Annemondo. Ora, accadde che nell’anno 658 si verificarono dei torbidi in concomitanza con la morte del re Clodoveo II. Alcuni guerrieri, sapendo che Annemondo era stato intimo e consigliere del defunto re, aggredirono il vescovo di Lione e lo uccisero. Il fattaccio successe non si sa se a Mâcon o a Châlon-sur-Sâone. Vilfrido era insieme ad Annemondo e non avrebbe voluto staccarsi dal suo fianco. Ma gli assassini, sentito dall’accento che era straniero, lo risparmiarono. A Vilfrido non rimase che seppellire onoratamente l’amico prima di ritornarsene in Inghilterra.