Gli anni d'oro del Napoli di maradona nei ricordi del capo ultrà

Gli anni d'oro del grande Napoli nei ricordi di Gennaro Montuoro, in arte «Palummella», capo storico dei tifosi della curva B. È questo il filo conduttore del libro «I due scugnizzi, Palummella e Maradona», scritto da Eugenio Chartier

Gli anni d'oro del grande Napoli nei ricordi di Gennaro Montuoro, in arte «Palummella», capo storico dei tifosi della curva B. È questo il filo conduttore del libro «I due scugnizzi, Palummella e Maradona», scritto da Eugenio Chartier. Una raccolta di aneddoti, storie e fotografie che parlano del grande Diego, degli anni dei successi e degli scudetti legati a doppio filo con la storia familiare e personale di Montuoro. Così ad esempio tutti conoscono il famoso striscione «Giulietta è 'na zoccola» esposto al Bentegodi di Verona in risposta all'odioso coro «Vesuvio pensaci tu» con cui i tifosi scaligeri accoglievano i napoletani; pochi però sanno che quello striscione era stato scritto e pensato da «Palummella». E ancora, non tutti conoscono la personale amicizia che lo legava e lo lega al campione argentino, un rapporto testimoniato da decine di fotografie pubblicate all'interno del volume, tra cui spicca quella del famoso bacio sulle labbra scambiato tra i due. «È una iniziativa significativa - sottolinea l'assessore allo Sport del comune di Napoli Alfredo Ponticelli - ci fa ricordare di nuovo quegli anni e Maradona, che è sempre stato vicino a Napoli e ai napoletani. È anche una grande opportunità di trasmettere i ricordi alle generazioni che sono venute in seguito». Il giornalista Salvatore Biazzo ricorda che fu Domenico Rea a chiamare Maradona «scugnizzo» per la prima volta, «uno scugnizzo nato per caso a Buenos Aires e napoletano a tutti gli effetti». Tra gli ex compagni di squadra di Maradona, Giuseppe Volpecina ricorda l'età dei successi del Napoli «più bello della storia. Normale che resti nel cuore dei tifosi. C'è molta differenza rispetto ad oggi, lì non c'era solo Maradona, c'erano tanti campioni. Oggi invece ci sono buoni giocatori, ma che si basano più sul gioco collettivo, sulla freschezza atletica».