Annie Lennox: "Basta incidere cd. Ora parlerò solo su internet"

L’artista: "Mi occuperò dei diritti delle donne. Michael Jackson? Ormai è solo un mostro"

Milano - E poi inizia a parlar d’altro. Finché discute di musica, è azzimata, professionale, molto scozzese. Poi via libera: Annie Lennox si scatena e chi la ferma più. Tanto ormai lei è in scadenza di contratto: con questo cd Collection dei suoi brani più famosi dice arrivederci alla Sony, fine delle pastoie legali, ora faccio tutto da sola e speriamo bene. Comunque, nell’ordine, spara a zero, neanche fosse la Littizzetto, sull’obiettivo più facile del mondo, il Papa («È fuori di testa, il suo discorso sui profilattici è oltraggioso»), e su quello più indifeso, Michael Jackson («Immensamente talentuoso, ma ormai è un mostro»). E pazienza se poi si contraddice pure sulla complicatissima questione del download delle canzoni da internet. Lei è una delle più grandi cantanti soul del Novecento (parola del canale tv Vh1). Oppure, più semplicemente, una delle più grandi e basta (Rolling Stone dixit). Di sicuro con gli Eurythmics ha messo l’abito da sera al pop e poi se lo è infilato da sola, cantando in modo sublime brani come Why che, basta ascoltarlo una volta, scatenano un applauso lungo da qui a lì. Ora è alla svolta più delicata della carriera, quella più coraggiosa, quella che o la va o la spacca e tanti saluti.

Signora Lennox, adesso si sentirà più libera ma forse anche più sola.
«Libera sì, sola no. Ero stanca di rinchiudermi in quel processo stereotipato dell’incidere dischi e andare in tour».

Insomma, si è stancata della musica.
«No, non sono stanca. Certo, ho fatto così tanta musica che mi sembra di aver già detto tutto quello che potevo dire. Adesso, prima di finire nella tomba, vorrei provare nuove forme di comunicazione».

Si spieghi meglio.
«È troppo presto per dirlo, non ho ancora le idee chiare».

Magari ritornerà con Dave Stewart per riformare gli Eurythmics.
«Questo è da escludere in ogni modo. Direi che adesso la nuova frontiera è internet. I blog, per esempio. In fondo da quando ho 17 anni la mia vita è stata sempre in evoluzione e adesso mi sento più cosciente, più esperta per affrontare temi delicati come i diritti delle donne o la sostenibilità ambientale».

E poi, diciamola tutta, lei è pure molto famosa. Il che aiuta.
«La celebrità mi disgusta, la odio».

Vabbé.
«Ma voglio usare questa piattaforma (della fama, ndr) per progetti sia musicali che visivi. Però non sarò un oracolo, non diventerò come Bob Geldof».

Sembra più barricadiera. Ad esempio, ha da poco firmato l’appello «Scaricare musica dal web non è reato» contro le case discografiche. Troppo facile, adesso che lei se ne è andata.
«Le opere di ingegno fanno girare un sacco di soldi che finiscono in poche mani. Bisogna capire in che modo distribuire tutte queste risorse».

Ma se si scarica gratis e magari illecitamente, ci saranno sempre meno soldi da distribuire.
«Fare un buon disco costa un bel po’ di denaro. E non sono d’accordo con chi sogna di concedere la musica gratis a tutti. Vorrei che le canzoni rimanessero di proprietà di chi le compone e le suona».

Comunque il download illegale riduce anche il diritto di proprietà.
«Adesso con YouTube e Google sta succedendo quello che negli anni Ottanta è accaduto con Mtv».

A proposito: si riformano gli Spandau Ballet, uno dei gruppi simbolo di quel periodo.
«Quando c’è crisi, si guarda sempre indietro. Comunque, c’è già stato il ritorno degli anni Venti, Trenta, Quaranta e via dicendo: ma chissenefrega».

Adesso la novità sono i talent show tipo X Factor.
«Li guardano tutti. Però mi chiedo che competenza specifica abbiano i giudici. E poi mi dispiace di vedere che i concorrenti sono sottoposti all’umiliazione. Chi vince è esposto come un artista bravissimo. Ma chi perde fa la fine dei gladiatori al Colosseo. Da mamma di due figlie, penso alla sofferenza di quei ragazzi che in fondo hanno solo perso un gioco».