Un anno di "dipietrate" contro Walter

Dal gran rifiuto sul gruppo unico in parlamento alle invettive di
piazza Navona: tutte le dichiarazioni anti Pd. E con l’affondo sulla
questione morale l’ex pm esce allo scoperto: dalle elezioni in poi è la
serpe in seno di Veltroni

Roma - Meglio un anno da Tonino che dieci da Walter, no? Annus horribilis questo, per il segretario del Pd. Quanto è stato splendido invece, per il suo alleato di Idv che gli ha strappato di mano il timone del centrosinistra, gli impone la linea ergendosi ormai come leader incontrastato dell’opposizione. Dodici mesi di fuoco per Di Pietro e di tormenti per Veltroni, fratelli coltelli. Come ha fatto Tonino a dominare e prevalere? Da un’annata di discorsi e dichiarazioni ecco il distillato del Toninopensiero, la summa della politica dipietrista. E se vi sembra un sistema squadrato con l’ascia ed un sano disprezzo dei congiuntivi, un misto di formule ruspanti e saggezza spicciola, domandatevi com’è che risulta vincente a sinistra.

Gennaio - Proteste in Val di Susa contro la Tav: «E va bene i cittadini interessati, ma ho visto manifestare anche il Centro sociale Dal Molin che è contro la base di Vicenza, i disoccupati organizzati di Napoli ma soprattutto il movimento gay di Monaco di Baviera. Mi chiedo: che ci azzeccano i gay con la Tav?». Il governo è in crisi e il ministro delle Infrastrutture annusa le elezioni: «Mi rivolgo a tutto il corpo elettorale che non è di destra né di sinistra e che non ne può più della destra e della sinistra». Gli chiedono di illustrare i suoi 18 mesi al governo: «Non mi sento ancora cigno».

Febbraio - Sono in corso le trattative col Pd per andare insieme alle elezioni e poi fare gruppo unico: «Non vedo come Veltroni può dirci di no, noi portiamo voti». Ad intesa raggiunta: «Veltroni può vincere e governare bene, senza pugnalate alle spalle». Vantando gli 800 milioni che ha fatto stanziare per il Molise: «Queste sono risorse che portiamo al territorio, non chiacchiere. I cittadini devono sapere e saper differenziare tra chi ha portato i soldi e chi si è venuto a fare solo la fotografia».

Marzo - Gli altri onorevoli molisani? «Li vedevo lì, dondorellare in Transatlantico mentre io correvo tra un provvedimento e l’altro, salvo poi scoprire che il fine settimana venivano qui a parlare e a spartirsi il potere locale». Giustizia per Alitalia: «L’aumento del 30% degli ausiliari della Giustizia si potrebbe fare gratis, spostando in questo settore i 5 o 6mila dipendenti in esubero di Alitalia. Si tratta pur sempre di fare prenotazioni, anche se in un caso sono voli e nell’altro udienze». Ha da venì Obama: «Con orgoglio affermiamo che noi di Idv manderemo in Parlamento il primo immigrato di colore: nero nero di faccia, ma bianco bianco con le mani pulite». Fuoco di sbarramento da destra a sinistra contro la sua promozione a Guardasigilli, Castelli ammonisce che «occorre conoscere la grammatica e la sintassi», almeno; e di Pietro: «Non ho mai chiesto di farlo, ma qualcuno deve spiegarmi perché non sarebbe possibile che io facessi il ministro della Giustizia».

Aprile - L’alleanza è sconfitta, Veltroni propone il governo ombra, lui boccia: «Lascia il tempo che trova, è il governo degli sconfitti». Occhi al futuro: «L’Italia dei valori è un partito che resta vivo e operativo e che nell’esecutivo che si è appena concluso ha deciso di organizzarsi ulteriormente sul territorio». Battibecco televisivo con l’architetto Fuksas su Euclide e Cicerone: «Io so come si coltiva un ettaro di terra... e basta con l’arroganza di chi pensa che quello che dice l’architetto va bene e che gli altri sono cretini».

Maggio - Veltroni? «Da solo non va da nessuna parte, visto che non raggiunge neanche il 50%. Ci auguriamo che superi il suo buonismo di facciata e si decida a fare un’opposizione davvero concreta, altrimenti del governo ombra non resterà che l’ombra». La linea: «La mano tesa da Berlusconi all’opposizione è come la zampa che tende il lupo all’agnello». Dopo aver negato la fiducia al governo Berlusconi: «Idv non cadrà nella tela del ragno. Ormai all’opposizione sono rimasto solo io». Il feroce Saladino 1: «Non mischiamo il grano con il loglio: io non so chi sia questo Antonio Saladino».

Giugno - Scarpe grosse: «I miei errori di grammatica e sintassi a volte sono reali, altre no... lo faccio apposta». Il governo annuncia le sue prime riforme: «Noi dobbiamo capare, come si dice dalle mie parti, il grano dalla gramigna. Berlusconi sarà pure furbo, ma io non sono fesso». Ai giornalisti che lo attendono per una conferenza stampa a Campobasso: «Dobbiamo fare subito perché dalle 6 di questa mattina sto trebbiando e devo continuare». Al Pd che critica l’ostruzionismo in Parlamento: «Evidentemente ritengono che l’opposizione in Parlamento si faccia negli orari di ufficio e con la settimana corta. Non gli chiediamo di aiutarci in aula, ma di lasciarci lavorare».

Luglio - Il Pd diserta le piazze della sinistra radicale: «Noi stiamo con la piazza e non con il potere: nell’eterna lotta fra Davide e Golia stiamo con Davide». In Abruzzo implode la giunta Del Turco: «Se Enimont era la madre di tutte le tangenti, il giro delle mazzette abruzzesi è oggi la suocera»; però tranquilli, «se uno è pulito alla fine ne esce pulito, come Mastrolindo».

Agosto - Che cosa aveva l’Ulivo, che il Pd non ha? «Il 51%». Dunque attento, Veltroni: «Alle prossime amministrative, qui si rischia di perdere Firenze e Bologna».

Settembre - Violenza negli stadi: «Istituire nell’ordinamento penale il reato di branco come aggravante specifica dell’associazione a delinquere». Pioggia sul comizio alla Festa dell’Idv a Vasto, lui rifiuta l’ombrello e tuona: «Piove, governo ladro!». Sulla Vigilanza Rai, il presidente Napolitano «smetta di fare il papista». La Gelmini per la scuola «propone fumo e toglie arrosto», e se il Quirinale interviene in appoggio: «La diagnosi è quella giusta, ma la terapia che si propone è di ammazzare il paziente».

Ottobre - «Contro la dittatura di Berlusconi, Veltroni gioca a golf, io a rugby». Il gruppo unico col Pd: «Che ci andavo a fare, a correre appresso a lui a fare il “ma anche”?». Il Pd minaccia la rottura: «Veltroni si accorgerà che la rottura con l’Idv è per lui impraticabile. Senza di noi, il Pd non riesce a vincere nemmeno una bambolina». Sindrome di Stoccolma: «Idv è per il Pd come il formaggio su un piatto di pastasciutta».

Novembre - Il Guardasigilli Alfano «non può fare come Penelope che ad un certo momento della giornata tesse e poi sfila». Il governo Berlusconi? Ovviamente liberticida: «Siamo di fronte ad un regime in corso, una dittatura... un regime dolce..., anzi agro-dolce. Un’umiliazione continua del Parlamento e un comportamento simile a quello tenuto da Videla negli anni Settanta». Campagna in Abruzzo: «La nuova Tangentopoli in questa regione è cominciata nel 2003 col centrodestra. Dare l’Abruzzo al Pdl è come consegnare il pronto soccorso a Dracula». La Vigilanza Rai ha un presidente: «Tanto io so che ogni dodici c’è un Giuda, e Villari rappresenta il frutto di mercimonio del corruttore politico».

Dicembre
- Il governo vara i provvedimenti per arginare la crisi: «La montagna ha prodotto il topolino, ma per i poveri tra il poco e il niente è meglio il poco». Guerra tra le procure di Catanzaro e Salerno: «Non esiste una guerra tra bande», la verità è che «il terzismo ha contagiato anche il Csm». Il feroce Saladino 2: «I miei rapporti con Antonio Saladino non sono stati né opachi né illeciti: abbiamo avuto solo incontri elettorali». Linea Borrelli: «Resistere, resistere, resistere... Siamo noi la vera opposizione».