Un anno e mezzo per arrestare cinque estorsori

Un anno e mezzo per vedere in carcere i suoi ricattatori. Tanto ha dovuto attendere un impresario edile finito nelle sgrinfie di cinque calabresi che pretendevano 100mila euro per lavori mai portati a termine. Tutto per un conflitto di competenze tra le Procure di Busto Arsizio e di Milano.
La vicenda inizia nel 2004 quando un imprenditore milanese di 40 anni affida un cantiere a Caronno Pertusella a Franco Tallarico, 45 anni, originario del Crotonese, ma residente a Rho. L’uomo si era aggiudicato il subappalto grazie a uno «sconticino» del 50 per cento. Le opere però procedono lentamente e male, così l’imprenditore revoca il subappalto.
Qualche giorno dopo Domenico Marrone, 42 anni, cosentino trapiantato a Rebecchetto con Induno, va dall’impresario e dice che ha rilevato l’incarico da Tallarico. E che vuole 100mila euro per il «disturbo». L’uomo rifiuta e da quel momento inizia la persecuzione. Marrone si sarebbe presentato più volte, in compagnia di altri tre calabresi Antonio Guzzo, 45 anni, Vincenzo Oliviero, 21, e Fiore Gentile, 24, residenti a Rho.
Finché il 30 dicembre 2005 la vittima denuncia tutto ai carabinieri. Parla di aggressioni, di minacce con il coltello. Persino di un tentativo di sequestro e due incendi dolosi appiccati al cantiere. I militari sviluppano le indagini e presentano rapporto all’autorità giudiziaria. Ma quale? Dopo un anno Milano «batte» Busto Arsizio e finalmente i cinque finiscono in carcere