Un anno fa l’attacco di Zagabria

Ieri il presidente della Repubblica ha voluto ribadire, pur senza citarle testualmente, le affermazioni che, un anno fa, causarono un incidente diplomatico con il presidente croato Stjepan Mesic. Giorgio Napolitano aveva ricordato che, al confine orientale dell’Italia dopo l’8 settembre 1943, migliaia di italiani furono vittime di un «moto di odio e di furia sanguinaria e di un disegno annessionistico slavo che prevalse in tutto nel trattato di pace del 1947 e che assunse i sinistri contorni di una pulizia etnica». Immediata e violenta la reazione di Mesic, che accusò il capo dello Stato italiano di «razzismo, revisionismo storico e revanscismo politico» e dichiarò la contrarietà croata ad ogni tentativo di rimettere in discussione il trattato di pace del 1947 e il Trattato di Osimo. Fu subito scontro frontale tra Italia e Croazia. Dall’India, il premier Romano Prodi intervenne in difesa del Quirinale esprimendo il suo «sdegno» e definendo le critiche «un colpo basso». Sulla stessa linea l’ex ministro degli Esteri e leader di An Gianfranco Fini, che segnalò l’«autogol croato per l’ingresso in Europa». Dal canto suo, il ministro degli Esteri Massimo D’Alema annullò la missione del sottosegretario Bobo Craxi a Zagabria, e convocò l’ambasciatore croato per far fronte alla crisi. Solo cinque giorni dopo Mesic fece retromarcia, riconoscendo che nel discorso di Napolitano non c’era alcuna intenzione di mettere in questione il Trattato di pace del 1947 e gli Accordi di Osimo e di Roma, né ispirazioni revansciste e storico-revisionistiche.