Un anno di fiaschi fa traballare la mitica efficienza di Barcellona

Un lungo flop per il governo socialista della città: dal caos nell’aeroporto al black out, all’ultimo colossale ingorgo autostradale. E le elezioni incombono

da Barcellona

Un anno vissuto pericolosamente. È il leitmotiv che da dodici mesi scandisce la vita dei catalani e della loro città. Quella Barcellona che prima si vantava di essere la più moderna ed efficiente metropoli di Spagna, indipendente dal regime centralista madrileno, all'avanguardia per infrastrutture, tecnologia e servizi, in realtà si è scoperta «un'oasi di cartapesta», come ha scritto il quotidiano Abc. Basta guardare la recente cronaca che l'ha vista travolta da disservizi di treni e aeroporti, messa in ginocchio da un infernale black out (i cui effetti collaterali causano ancora disagio), e, da ultimo, tagliata fuori da un ingorgo colossale.
Tutto in un anno horribilis che ha duramente provato i barcellonesi e che è iniziato il 28 luglio del 2006, quando l'aeroporto El Prat, il secondo di Spagna per traffico di passeggeri, finì per 24 ore ostaggio dello sciopero improvviso del personale di terra con esiti drammatici per migliaia di viaggiatori.
Poi, lo scorso giugno, ci si è messa pure l'Alta velocità. I lavori per il supertreno Madrid-Barcellona, prima hanno spezzato in due il capoluogo catalano, poi sono stati ritardati di otto mesi per apparenti problemi strutturali: in realtà gli ingegneri si sono accorti in ritardo che il tunnel andava perfettamente a sbattere contro la Sagrada Familia di Antoni Gaudí. Così la modernissima rete ferroviaria cittadina della Cercanias, che però dispone di un numero insufficiente di convogli e ha molti tratti in revisione, dopo una serie di incidenti e scioperi, è collassata con decine di treni soppressi e migliaia di pendolari abbandonati a se stessi: la crisi rientrerà solo a settembre.
Ma non è finita qui. Lo scorso 23 luglio è stato raggiunto l'apice dell'orrore. Era una giornata estiva come tante, poi improvvisamente, alle 10.53 di mattina, benché il sole splendesse, su Barcellona calò un feroce black out. Lo scenario fu devastante. Semafori spenti con il traffico in tilt, metropolitana fuori uso con centinaia di viaggiatori intrappolati nelle gallerie e terrorizzati dalla sindrome attentato, ospedali inservibili, ascensori divenute gabbie, ristoranti e alberghi con frigoriferi e condizionatori spenti, cittadini in rivolta per la mancanza di spiegazioni e di pronte soluzioni. La causa: due incendi simultanei ai vecchi trasformatori elettrici di Parco Maragall e di avenida Josep Tarradellas, impianti gestiti dalla società elettrica nazionale Endesa che scaricò tutte le colpe sulla Generalitat catalana.
Zapatero, impegnato a consolare a suon di promesse pre-elettorali gli sfollati degli incendi di Gran Canaria, si è precipitato a Barcellona per gestire le polemiche esplose contro l'amministrazione di sinistra che governa la Catalogna. Di nuovo promesse e rassicurazioni con appelli giustizialisti per individuare i responsabili, che, tuttora latitano. In piena estate 350mila barcellonesi erano rimasti per oltre diciotto ore senza luce e altri altri 80mila anche per quattro giorni.
E, in questa valanga di inefficienze, si è arrivati a sabato scorso, quando sull’autostrada Ap-7 che collega Barcellona a Tarragona e che è l'unica arteria per le località balneari della costa di Levante, si è formato un colossale ingorgo di 75 chilometri.Tutta colpa della presenza di due caselli per il pedaggio situati troppo vicini tra loro per permettere un regolare deflusso delle auto. I casellanti, a un certo punto, sono stati costretti ad alzare le sbarre e a darsela a gambe levate per non incorrere nella furia degli automobilisti imbottigliati per sette ore sotto il sole cocente.
Per questo, ieri, quando El Pais, il primo quotidiano filogovernativo, a sorpresa ha tirato una cannonata contro il governo catalano, ampiamente coccolato dal premier spagnolo e inviso alle altre sedici comunidades per un trattamento preferenziale in materia di autonomie, i barcellonesi sfiniti non si sono stupiti più di tanto e hanno iniziato a fare il conto alla rovescia per le elezioni legislative del prossimo marzo, quando molti presenteranno un conto salatissimo al governo di Zapatero.