Un anno di guerriglia prima di arrivare all’agguato al premier

Da mesi la città vive episodi di violenza politica: dalle minacce a Cl ai gazebo della Lega bruciati. E come negli anni Settantai nomi dei nemici esposti in volantini o su internet. <a href="/a.pic1?ID=407317" target="_blank"><strong>Tartaglia si rivede in Tv: &quot;L'ho colpito proprio bene&quot;</strong></a>

Un anno di ordine pubblico vissuto pericolosamente, una piazza che si incarognisce mese dopo mese, incidenti sempre più frequenti, minacce a giornalisti e forze dell’ordine fino all’esplosione di questo fine settimana. Tensione, botte scontri venerdì e sabato e infine l’aggressione a Silvio Berlusconi.
Dodici mesi di presidi, cortei, manifestazione quasi mai autorizzati, troppo spesso degenerati. Si comincia a gennaio quando un gruppo di antagonisti si scontra con la polizia nel tentativo di impedire un convegno su Israele allo Strehler e si prosegue con due giornate di tensione dopo lo sgombero del Centro sociale Conchetta, con centinaia di giovani mascherati in giro a paralizzare il traffico, rovesciare e incendiare cassonetti e imbrattare muri. In questa occasione viene fermato Valerio Ferrandi, figlio di Mario, ex terrorista di Prima linea.
A febbraio tafferugli in via De Amicis, alla notizia che alcuni «antifascisti» sono stati fermati a Bergamo, a Lambrate davanti alla Innse, fabbrica occupata dove i Centri sociali cercano il contatto con le forze dell’ordine, e davanti al Tribunale durante uno dei tanti processi a esponenti dell’antagonismo. A marzo gli antifascisti assalgono il gazebo di Nordestra e bersagliano Carla De Albertis con uova e vernice. Aprile si apre con la città blindata per il convegno di Forza Nuova all’hotel Cavalieri e si conclude con gli incidenti con i profughi eritrei e somali mandati in piazza alla sbaraglio dai «soliti noti».
A luglio gli antagonisti vanno in trasferta a Monza per scontrarsi con la polizia che sta sgomberando il cinema Apollo occupato dal centro sociale Boccaccio. Poi il primo vero segnale che il clima si sta avvelenando: gli «Antirazzisti milanesi» firmano un volantino in cui prendono di mira, due giornalisti che da anni seguono l’ordine pubblico in città. Le violenze degli anni ’70 iniziarono proprio personalizzando lo scontro, indicando con nomi e cognomi il «nemico di classe» da abbattere.
Ad agosto i Centri sociali si intrufolano ancora tra gli operai della Innse determinando altri tafferugli, poi fomentano la rivolta di via Corelli. In quella occasione una nigeriana riferirà di un tentativo di violenza da parte di un ispettore di polizia. Accusa tutta da provare, ma intanto il nome del funzionario rimbalza in Internet e viene scritto sui muri.
Un’intimidazione ripetuta a novembre anche nei confronti di un altro giornalista esperto di ordine pubblico. Fino ad arrivare alla gogna a cui vengono messi cinque ragazzi di Comunione e Liberazione. Ottobre non si era infatti aperto nel migliore dei modi, ci sono infatti degli incidenti in Cairoli durante una manifestazione studentesca. Ma soprattutto torna Ferrandi che, insieme a 4 «compagni», paga a calci e pugni 800 fotocopie fatte presso la libreria Cusl in Statale. Un mese dopo viene arrestato scatenando altri disordini: cortei ai Navigli con scritte sui muri e danneggiamenti, presidi a San Vittore con bombe carta e fumogeni, continui assalti alla libreria, per questo rimasta chiusa una settimana. E sui muri della Statale compaiono i nomi dei ragazzi colpevoli di aver denunciato Ferrandi.
Una vicenda che si intreccia con le proteste studentesche, degenerate il 17 in tafferugli in loggia dei Mercanti e finite con il fermo di quattro studenti, rilasciati poi nel giro di poche ore. E arriviamo a dicembre. Il 7 esponenti dei centri sociali e del sindacalismo estremo, cercano in più occasioni di sfondare le transenne e disturbare la prima alla Scala. L’11 gli studenti concludono una manifestazione con un’aggressione a un gazebo della Lega mentre il 12 il corteo per Piazza Fontana si finisce in botte. In questa occasione alcuni dirigenti della questura vengono fotografati e messi in Internet con la parola d’ordine «Smascheriamo e schediamo i torturatori». Il linciaggio al commissario Luigi Calabresi 40 anni fa iniziò così.