In un anno quasi 4mila morti I talebani resistono in 9 province

Il comandante dell’Alleanza atlantica: aumentare subito le truppe per vincere

Sarà un anno duro in Afghanistan per la Nato, ma i talebani hanno subito pesanti perdite nel 2006 sono divisi e reagiscono con l’arma del terrorismo suicida. Nonostante il movimento fondato da mullah Omar abbia rialzato la testa non ha alcuna possibilità di ribaltare la situazione riconquistando il potere. A sua volta, però, il governo centrale spalleggiato da 32mila soldati della Nato, compresi 2mila italiani, non riesce a controllare l’intero Paese. I talebani e i resti di Al Qaida sono pesantemente infiltrati in sei province meridionali e tre orientali. Non solo: con attentati terroristici colpiscono anche in altre aree, compresa Kabul. Il presidente del Consiglio Romano Prodi è convinto che l’impegno italiano in Afghanistan non sia «di guerra», ma lo scorso anno i morti sono stati 3.700, in gran parte talebani, e oltre duemila gli attacchi aerei, nettamente superiori a quelli in Irak.
«Dobbiamo impegnarci in modo ancora più energico per un altro un anno, per vincere. Quello di cui ho bisogno è di altre truppe, non solo la possibilità di ridispiegare quelle esistenti» dichiara al quotidiano inglese Guardian il generale britannico David Richards, che ha guidato l’espansione della missione Nato a tutto il Paese e fra un mese passerà il comando.
Nell’Afghanistan meridionale britannici, canadesi, olandesi, danesi, estoni e romeni hanno combattuto duramente negli ultimi sei mesi con l’offensiva Medusa e Baaz Tsuka. La «minaccia convenzionale» dei talebani, che si stavano raggruppando per attaccare Kandahar la capitale spirituale degli studenti guerrieri, non esiste più, ma rimane pericolosa la tattica terroristica e degli attacchi «mordi e fuggi». Le trappole esplosive, l’addestramento dei kamikaze e la preparazione di macchine minate sono migliorate e sembrano «copiare» i sistemi iracheni. In gennaio i servizi afghani hanno arrestato undici aspiranti attentatori suicidi solo nella provincia meridionale di Kandahar. Dall’inizio dell’anno nell’area di Kabul, dove opera una parte del contingente italiano, un attacco suicida è andato a segno, un kamikaze si è fatto esplodere a bordo di una macchina minata senza colpire il convoglio delle forze multinazionali e altri due attentati di questo genere sono stati sventati.
Nel 2006 ben 140 kamikaze si sono fatti saltare in aria, mentre nei quattro anni precedenti gli attacchi suicidi non superavano la decina. Molti kamikaze provengono dal Pakistan e secondo Mohammed Hanif, ex portavoce dei talebani catturato recentemente, gli attacchi suicidi sarebbero pianificati nell’area tribale pachistana a ridosso del confine afghano e finanziati dall’ex capo dei servizi di Islamabad, Hamid Gul, vicino ai fondamentalisti.
Mullah Omar vivrebbe sotto protezione a Quetta, capoluogo della provincia pachistana del Baluchistan, ma i capi talebani sono in lotta fra loro. E mullah Dadullah, il responsabile delle operazioni militari degli studenti guerrieri, avrebbe favorito la recente eliminazione di mullah Othmani, comandante emergente, ucciso in un raid aereo mirato degli americani.