Un anno tra la rosa e i mirtilli: «Sarà un buon raccolto...»

Guarda la luna e assapora la terra. Ivan Basso è sempre stato tipo con i piedi per terra, e alla terra è tornato. Guarda la luna e scruta le stelle: un Natale tranquillo in famiglia, in attesa di un nuovo anno che per il campione di Cassano Magnago sarà estremamente importante. A 34 anni si ha ancora voglia di far fatica e di sognare, ma a questa età, per uno sportivo affermato come Ivan, comincia a fare capolino anche la consapevolezza che di tempo a disposizione per raccogliere frutti ce n'è sempre meno.
«E' il ciclo della vita - ci dice il campione della Liquigas-Cannondale -: c'è un tempo per la semina e uno per il raccolto. Io ho ancora la fortuna di poter seminare e sperare in un buon raccolto, poi tornerò alla terra, come la mia famiglia, per fare qualcosa che possa fare bene a me e a quelli che saranno chiamati a lavorare con me. Prima però c'è ancora tanta bicicletta nel mio immediato. C'è tanta semina da fare e spero anche in un buon raccolto».
Dalla rosa ai mirtilli. La nuova stagione di Ivan Basso comincia sotto Natale ma i suoi pensieri sono già al raccolto di maggio e di agosto.
«Ho deciso di fare una scelta controcorrente, ritornando al lavoro dei miei nonni e dei miei bisnonni. Farò il coltivatore di mirtilli nella mia città. Da cosa nasce cosa ed è bellissimo sentirsi utili - spiega il varesino che con quest'azione va a dare forza e impulso anche alla parrocchia di Santa Maria del Cerro nella quale sarà realizzata una struttura polifunzionale, con un occhio particolare allo sport -. Inoltre, soprattutto nei mesi cruciali per la raccolta, potremo dare impiego a un po' di persone. Serviranno circa 8 mila ore di manodopera, sarà una risposta alla crisi.Io nel mio piccolo voglio contribuire al riscatto di un Paese bellissimo e pieno di risorse come il nostro: è vero, siamo in crisi ma abbiamo le qualità per poterne uscire».
Il progetto agricolo è anche un'occasione per portare sostegno all'oratorio della parrocchia che inorgoglisce il parroco di Cassano, Don Gabriele Gioia: «E' bello vedere un uomo come Ivan che ha voglia di guardare oltre il suo presente di atleta. In Ivan - ci racconta - abbiamo trovato una persona dinamica, sensibile, disponibile. Non ha pensato solamente a sé, ma ha compreso quello che poteva fare pure attraverso il ruolo che riveste».
Noi, molto più semplicemente, chiediamo al campione Basso come ci si sente alla vigilia della quattordicesima stagione da professionista.
«Mi sento come un ragazzino che si appresta a fare il gioco più bello del mondo. Io sono fortunato. Molto fortunato. Faccio quello che sognavo di fare da bambino. Oggi ho una famiglia bellissima, faccio il lavoro più bello del mondo e sono pronto a nuove sfide».
E la sfida 2012 si chiama ancora una volta Giro d'Italia…
«Sicuramente sì. Vado alla ricerca del terzo successo personale nella corsa rosa e spero di poterlo centrare. Mi piacerebbe entrare a far parte di quel ristretto gruppo di atleti che ci sono riusciti per tre volte: Giovanni Brunero (che vinse nel 1921, 1922 e 1926, ndr), Gino Bartali (1936, 1937, 1946), Fiorenzo Magni (1948, 1951, 1955), Felice Gimondi (1967, 1969, 1975) e Bernard Hinault (1980, 1982, 1985)».
Per il Giro però tradisci il tuo grande amore, il Tour de France…
«Bisogna anche essere realisti e soprattutto non ostinarsi a fare ciò che forse non si è più in grado di fare. Le strade del Giro, le salite della corsa rosa, sono forse più adatte alle mie caratteristiche. Esordio stagionale il 18 febbraio, al Trofeo Laigueglia».
Forse al Giro potrebbe avere un Nibali in più
…
«Come nel 2010, quando vinsi io. Vincenzo ci sta pensando. Lui dovrebbe puntare tutto sul Tour, ma nella sua testa sente di voler e poter fare anche il Giro. Io sarei felicissimo di avere uno come lui al mio fianco, potremmo trarne benefici entrambi, come nel 2010…».
Nessun pericolo di schiacciarvi a vicenda i piedi?
«Nessun pericolo, credetemi. C'è la possibilità concreta di schiacciarli meglio agli altri. Di far paura agli avversari, di essere ancora più squadra. Certo, questa è una scelta che riguarda più Vincenzo: lui merita di avere tutta una squadra per sè al Tour. Merita di fare grandi cose perché diventerà uno dei più grandi in assoluto nelle corse a tappe, secondo solo forse a Contador. Ma se deciderà di essere a maggio al mio fianco, io sarò il più felice di tutti: mi aiuterà alla semina e al raccolto. E vedrete, il raccolto sarà ricco e abbondante».