UN ANNO SENZA PAVAROTTI

Mentre andavamo in Bosnia in elicottero tirò fuori dalle tasche pezzi di parmigiano

nostro inviato a Petra

Ma quello è stato il momento più commovente. Immaginate la scena: Petra, un piccolo palco con le montagne sullo sfondo, il tramonto. C’è il memorial Pavarotti, una piccola riunione di suoi amici che, a poco più di un anno dalla morte, lo festeggiano alla vigilia di quello che sarebbe stato il suo 73esimo compleanno. Hanno parlato il ministro Ronchi, Laura Pausini (che si è molto commossa), Zucchero, Caterina Caselli, Carla Fracci e la sorella Gabriella Pavarotti, tutti a ricordare la personalità del maestro con parole toccanti, qualche volta davvero emozionanti come nel caso di un (infuenzatissimo) Jovanotti, che ha portato con sé anche la figlia e la neomoglie Francesca.
Ma il silenzio più assoluto, quasi liturgico, è calato quando Bono ha iniziato a parlare. Con un messaggio audio lungo circa cinque minuti (che sarà ripreso con un breve video anche nello speciale che andrà in onda in prima serata su Retequattro il 22 ottobre) il cantante degli U2 ha voluto ricordare Luciano Pavarotti in un modo davvero speciale: raccontandolo ad Alice, la figlia del maestro. «Cara Alice, ti spiego chi era tuo papà». La sua voce ha risuonato davanti alla piccola platea (c’era anche Haya di Giordania, figlia di Re Hussein e moglie dello sceicco del Dubai), si è persa nel silenzio di questa valle giordana che è stata nei millenni, da Mosè fino ad ora, un autentico crocevia di storia. E così è andato in scena il ricordo che uno dei più importanti musicisti del nostro tempo ha di Pavarotti, cioè di «Pavlova» come amichevolmente lo chiamava.
Vestito in giacca militare, con gli occhialoni e le guance un po’ più paffute del solito, Bono ha detto: «Luciano non era solo un cantante d’opera, era un’opera, un grande e generoso amico». Poi ha ricordato l’episodio (che anche Zucchero ricorda sempre) dei pezzi di parmigiano reggiano, che il maestro tirò fuori un giorno dalla giacca distribuendoli a tutti con la frase: «Questo è il formaggio più buono del mondo». La cosa straordinaria è che tutti erano su di un elicottero da guerra e stavano volando verso Mostar al tempo del conflitto nei Balcani. In quel periodo Bono e Pavarotti (con l’aiuto di The Edge) collaborarono per il brano Miss Sarajevo, che uscì nell’album degli estemporanei Passengers e fu un grande successo negli anni Novanta. «Dici che il fiume ritornerà al mare», cantava in italiano Pavarotti in quella strepitosa ballata. Ieri Bono ha ricordato che, a quel tempo, il maestro gli aveva proposto di collaborare per un brano ed era entrato in confidenza con Teresa, la donna di servizio a casa Bono a Dublino. E, ricorda il cantante, «ogni mattina, davanti alla tazza di latte con i miei corn flakes, lei veniva a chiedermi: hai scritto la canzone per il maestro?. Così è nata Miss Sarajevo».
C’era in Bono che raccontava Pavarotti alla figlia Alice, un accento così sincero da mettere i brividi. «Luciano non può essere incluso in nessuna categoria. Lui era, nello stesso tempo, espressione del bel canto, era punk rock, produttore di vino, mangiatore di formaggio, attivista, attore, cantante, intrattenitore ed era persino un uomo sexy». E così, tra ricordi (bellissimo quello della visita nella casa di Pavarotti a Pesaro con la registrazione di un brano in camera da letto) e definizioni che rimarranno nella storia, Bono ha dato il suo epitaffio del grande tenore. E lo ha fatto in modo dolce e quasi scherzoso, completando tutto con una battuta che rende bene l’idea: «Pavarotti doveva dormire e mangiare prima di cantare. Perciò quando lo andavo a trovare, tornavo sempre ingrassato di una tonnellata». Applausi, sinceri.