Un anno di successi da Napoli all’Abruzzo per disinnescare le imboscate sulle veline

Lo slogan. «Per contare sempre di più in Europa». Ancorato ai valori del Ppe, il Pdl riconosce come propri fari la dignità della persona, la libertà, l’eguaglianza, la giustizia, la legalità, l’economia sociale di mercato.

Gli obiettivi. «Puntiamo a un risultato tra il 42 e il 43 per cento», ha ammesso il premier nei giorni scorsi. Ma al di là della percentuale, il vero obiettivo è quello di ottenere un risultato tale per cui il Pdl, all’interno della grande famiglia del Ppe, risulti essere il gruppo più numeroso in grado di negoziare meglio e quindi far pesare di più gli interessi italiani.

Il punto forte. Silvio Berlusconi. Chi lo detesta parla di «rischio plebiscito». Di fatto, la possibilità che le urne confermino la luna di miele tra il capo del governo e gli italiani è molto elevata. Divorzi e «velinismo» a parte, le elezioni arrivano nel momento di maggior consenso mai avuto dal premier da quando è sceso in campo. Un gradimento fondato su alcuni pilastri fondamentali. Il primo è senza dubbio l’apprezzamento per il processo di unificazione di Fi e An, avvenuto con il congresso fondativo del Pdl lo scorso marzo. Il secondo è la gestione dell’emergenza del terremoto che ha sconvolto l’Abruzzo in aprile. Il terzo ed ultimo è l’ormai atavica debolezza dell’opposizione, incapace di presentare una valida alternativa politica. A questo proposito sembra che il cavalcare i guai matrimoniali del premier da parte di Pd e compagni possa rivelarsi una controproducente scorciatoia delle opposizioni per non parlare di contenuti. Gli «eurotemi» sono tanti: immigrazione, welfare, trasporti, ambiente.

Il punto debole. Silvio Berlusconi. Il suo nome compare come capolista in tutte le cinque circoscrizioni. Una candidatura «di bandiera» per calamitare voti ma che, appunto, resta solo sulla carta: il premier non siederà all’Europarlamento e lo stesso Berlusconi ha ammesso nei giorni scorsi di aver subìto questa strategia da parte della direzione politica del Pdl. Agli italiani meno avveduti sui sistemi elettorali si dovrà quindi spiegare che il voto al Cavaliere non comporterà la sua effettiva presenza a Strasburgo. Altro punto debole: alcune candidature che inizialmente hanno provocato pure qualche mugugno. Accanto a tanti volti nuovi e giovani c’è pure Clemente Mastella, ex Dc, ex Ccd, ex Cdr, ex Udr, ex Udeur, in politica dal 1976. Il putiferio levato dalla sinistra sulle presunte candidate «veline» potrebbe portare in secondo piano la realtà, ovvero che in lista c’è solo una ragazza proveniente dal mondo dello spettacolo, Barbara Matera.