Un anno di vita? Macché: ci sono soldi solo fino ad aprile

La situazione dei conti dà ragione a Padoa-Schioppa e torto a Bianchi. L’erosione della liquidità è calcolabile in 80 milioni al mese. E vanno pagate cedole per 50 milioni

da Milano

Chi ha ragione? Gli allarmisti alla Padoa-Schioppa, che fanno fretta additando le lancette dell’orologio, o i tranquillizzanti, alla Bianchi, che dicono: dodici mesi di tempo, non di meno. La situazione finanziaria dell’Alitalia non solamente fa discutere, ma divide il governo.
Gli ultimi dati disponibili sono quelli relativi alla posizione finanziaria netta al 31 gennaio; su richiesta della Consob Alitalia è tenuta a comunicarli alla fine di ogni mese, riferendo sul mese precedente; a giorni dunque saranno aggiornati a febbraio. In gennaio l’indebitamento del gruppo era a quota 1.280 milioni, con un incremento del 6,8% sul mese precedente. La disponibilità di cassa e i crediti finanziari a breve, sempre a gennaio, ammontavano a 282 milioni, con una riduzione di 85 milioni (meno 23%) sul 31 dicembre. Questo è il dato più allarmante: a questo stesso ritmo, l’erosione della liquidità svuoterà le casse nell’arco di tre mesi e mezzo. E cioè quel «metà maggio» più volte indicato. Va detto che gennaio, per il trasporto aereo, corrisponde alla stagionalità più bassa dell’anno; febbraio non gli è da meno - quindi non c’è da aspettarsi che i conti di lunedì prossimo siano migliorativi. Il mercato cresce da marzo in poi. Ma il 31 marzo (e lo sapremo a fine aprile) i conti di Alitalia subiranno un nuovo collasso, perché a fine mese sono in scadenza le cedole del prestito obbligazionario in corso, i Mengozzi bond: altri 50 milioni. Come dire che lo svuotamento della cassa sarà anticipato almeno di un paio di settimane. Fine aprile.
I costi operativi di Alitalia, ricostruibili attraverso la semestrale al 30 giugno 2007 (ultimo documento ufficiale) sono di circa 6,5 milioni al giorno. Se si dovessero bloccare i flussi di cassa, l’attuale disponibilità sarebbe sufficiente per 45 giorni. I flussi di cassa sono destinati, in prospettiva, a migliorare: perché da aprile la riduzione dell’attività su Malpensa neutralizzerà perdite stimate dalla compagnia in 200 milioni all’anno; quindi dalla fine di aprile il bilancio potrebbe cominciare a beneficiarne.
Nel 2007 - secondo il preconsuntivo approvato dal cda - Alitalia ha perso 364 milioni, che equivalgono a un milione al giorno (meno del 2006, quando la perdita fu di 626 milioni). Sottraendo i 200 milioni bruciati sull’hub di Malpensa, dalle perdite complessive di 364 milioni, Alitalia potrebbe perdere quest’anno meno di 200 milioni: il piano di sopravvivenza approvato in settembre, il cosiddetto piano Prato (elaborato in stretta collaborazione con Air France) andrà dunque a immediato vantaggio di Parigi. Che, aggiungendo il ridimensionamento della flotta e del personale, potrà realmente raddrizzare i conti di Alitalia in tempi relativamente brevi.
Gran parte dell’imponente debito è assistito da ipoteche su aerei, terreni, immobili; ulteriori garanzie non ci sono. L’erosione della cassa rende quindi necessaria a breve una ricapitalizzazione (Air France ha elevato le previsioni di aumento di capitale da 750 milioni a un miliardo); perché le disponibilità sono la prima garanzia per i fornitori e per i passeggeri, i quali devono avere la certezza che il loro biglietto, anche se acquistato tre mesi prima, sarà «onorato».
Alitalia da tempo non ha più il requisito di garanzia finanziaria di 12 mesi richiesto dalle norme europee, che tuttavia si prestano a interpretazioni estensive, comprendendo anche i piani industriali e le previsioni di business. Al disotto di questa soglia, la legge prevede che la compagnia rientri «sotto osservazione» dell’Enac, l’ente per l’aviazione civile, che ha la facoltà di sospendere la licenza aeronautica, sostituendola con un’analoga licenza provvisoria della durata di 12 mesi, tempo limite perché la compagnia possa ristrutturarsi sotto il profilo finanziario e riorganizzarsi sotto quello industriale.