Annozero, domande pure

Poi non ditemi che do troppa importanza a Marco Travaglio, egregi lettori e colleghi, perché allo schifo che abbiamo visto ad Annozero mica possiamo abituarci: a parlare (da solo) c’era ancora una volta il cabarettista del Travaglino, il fighetta che fa contraddittorio solo con lo specchio, il fustigatore di regimi sinché non ne fa parte, l’abusivo che parla di Montanelli come se fosse stato suo fratello (Montanelli chiuse La Voce e portò con sé dei giornalisti, ma non certo Travaglio) e insomma c’era lui, quello così documentato che: 1) c’era Di Pietro e Travaglio ha fatto il solito elenco di inquisiti senza notare che sono inquisiti anche Di Pietro e vari candidati suoi; 2) c’era Di Pietro e il secondino non gli ha neanche chiesto, se non voleva candidati condannati, come mai per Enzo Carra (condannato grazie a Di Pietro) abbia fatto un’eccezione; 3) c’era Di Pietro e neanche una domanda sul fatto che ha proposto un massimo di due mandati per parlamentare salvo che lui, Di Pietro, ne ha già accumulati cinque; 4) c’era Di Pietro ma il Travaglino ha parlato di Previti e Berlusconi e Pomicino, la solita caramella riciucciata nelle fotocopie di cancelleria: il bello, schiscio quando gli conviene, è che poi si mette a dare lezioni su come i colleghi dovrebbero fare le domande.