Annozero, gogna a luci rosse contro il premier. Ma Ghedini smonta il teorema

Santoro si rituffa sulle escort per processare Berlusconi. L’avvocato e
deputato Pdl lo smaschera: "Dalla Macrì solo bugie: è provato che il
premier si trovava all’estero"

«C» come cubista. O «E» come escort. E magari anche «G» come gnocca. Fermiamoci qui, per decenza, senza voler arrivare a decriptare altre iniziali, collocate un po’ più verso il fondo dell’alfabeto, nonchè nelle zone basse della morale corrente. Roba tipo la «P», la «T» o la «Z», alle quali sarebbe esercizio molto facile - da caserma - aggiungere il seguito dell’appellativo. Singolare, femminile.

È stato comunque più o meno questo il pruriginoso abbecedario sfogliato ieri sera da Michele Santoro ad Annozero, apparso subito visibilmente amareggiato per la mancata intervista alla cubista Nadia Macrì, la sedicente frequentatrice di casa Berlusconi. Perché era lì che si doveva arrivare. Ovvero a un’altra lettera, a un’altra iniziale, quella contenuta nel titolo della puntata, ovvero «L’Amore ai tempi di B.». Dove «B» è abbastanza chiaro a chi potesse corrispondere.
Per difendere il premier dalle accuse, perché è ovviamente lì che si voleva andare a parare, sulla video-graticola di Annozero si è seduto ieri sera il suo avvocato, l’onorevole Niccolò Ghedini. Il quale, in considerazione del fatto che la miglior difesa è l’attacco, ha subito smontato in poche parole la millantata visita della ragazza ad Arcore.
«Lei è molto abile - ha premesso Ghedini simulando di voler blandire Santoro - facendo un racconto che dà per scontate cose dette dalla Macrì che però scontate non sono. È la stessa ragazza a smentirsi. Dice di essere andata ad Arcore due giorni prima del terremoto d’Abruzzo. Peccato che in quei giorni, ovvero il 3, il 4 e il 5 aprile del 2009 il presidente del Consiglio fosse a Strasburgo e poi a Praga per impegni istituzionali. E il presidente Berlusconi ha indubbiamente grandissime doti, ma non ancora il dono dell’ubiquità. Il primo punto è quindi totalmente sconnesso - ha riassunto Ghedini - circa il resto, sono tutte cose che avete dato per scontate, mentre sono tutte da vagliare. Mentre alla possibilità che in casa Berlusconi possano entrare stupefacenti - ha tagliato corto l’avvocato - questo mai e poi mai, con i controlli continui che ci sono. Tutto questo dovrebbe indurre un po’ di prudenza in chi sta parlando».

Lo stesso Antonio Di Pietro, inveendo contro l’avvocato con la solita aggressività boriosa di quando faceva il pm, e questo per il semplice fatto che Ghedini aveva osato contraddirlo, si è trovato costretto suo malgrado ad ammettere che la questione dell’altra vicenda, quella della marocchina Ruby, non è giudiziaria. Può essere anche moralmente riprovevole, ma reato non è.

Non si tratta di un reato, bensì di un delitto politico che sarà soggetto al giudizio della storia», ha nientepopodimeno pontificato di rimbalzo, in vistoso e disagevole debito di prove giudiziarie anche la direttora dell’Unità, Concita De Gregorio, avventurandosi a tessere un ardito parallelo tra la situazione di cui si parlava e una remotissima realtà legata all’ancor più remoto Venezuela.

«Ma ci sarà qualcuno che gli vuole bene, al Cavaliere? «Si è preoccupato invece accademicamente l’ex direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli, adombrando che dietro a questa generazione di ragazze sveglie e spregiudicate ci sia qualcuno, una sorta di «suggeritore». Con tutti i possibili pericoli del caso.

Il resto è stata noia. Roba letta e riletta mille volte, ascoltata e riascoltata ancor di più.