Annozero, la riparazione di Santoro:no all'autocritica, ma insulti al Giornale

Il conduttore usa la tv pubblica per compatire i "poveretti" che ci leggono. Poi attacca tutti, dal premier alla Protezione civile. Intanto i "santorini" urlano dalla finestra preparando la guerra con l'incubo dell'audience. Benigni: "In Italia si può dire di tutto"

Milano - À la guerre comme à la guerre, ha pensato Santoro. Altro che puntata riparatrice. Annozero di ieri è stata una sfida alla Rai, con le vignette di Vauro mostrate alla faccia della sospensione, e con un nuovo carico da novanta contro la Protezione civile, il governo, i giornali servi di Berlusconi, che siamo noi naturalmente, ma anche il Corriere della Sera e La Stampa. E giù insulti a tutti.

Intanto insulti a voi che leggete. Siete dei «poveretti», cari lettori. Così vi ha definiti Santoro in apertura di trasmissione: poveretti. «Vorrei soprattutto», ha detto, «salutare i lettori del Giornale. Poveretti. Vi adoro perché faccio grandissimi sforzi per capirvi. Ma come. Il Giornale ha fatto grandissime battaglie per la libertà di pubblicare le vignette che offendono l’islam (non è vero, naturalmente: ma Santoro lo dice lo stesso, ndr) e adesso se la prende con Vauro».

Il Giornale, il Giornale... Giornalisti prezzolati da Berlusconi, e lettori «poveretti», minus habens secondo Santoro. Sarebbe facile liquidarla così. Però guarda che strano, a definire «indecente» la puntata della scorsa settimana di Annozero era stato anche Gianfranco Fini, tanto stimato a sinistra negli ultimi tempi. E anche Franceschini aveva criticato duramente, e Franceschini è il segretario del Pd, non del Pdl. E anche Follini ha detto che non vuole avere nulla a che fare con il giornalismo «estremista e fazioso» di Santoro, e Follini è il responsabile della comunicazione del Pd, non del Pdl.

Ma sì: Santoro e la sua band contro tutti, unici eroi puri e duri in un mondo asservito al potere. Santoro sfotte Aldo Grasso del Corriere della Sera, il quale aveva definito la scorsa puntata di Annozero un «abuso della libertà»: «È uno che parla di tv come Vespa parla di cavalli», dice il giornalista «sempre corretto» (definizione sua) Santoro. Altri insulti, perché non poteva mancare Emilio Fede: «Noi siamo un tg4 fatto bene», dice il giornalista sempre corretto. Poi parla Travaglio. E tiriamo un altro sospiro di sollievo perché accusa non solo noi ma anche il Corriere e La Stampa, legge un articolo di Minzolini e ironizza, chiude con un discorso di Mussolini che è così tanto simile a quelli di Berlusconi.

Insomma l’Italia è così, fa intendere Annozero: un premier che si prepara a silenziare l’opposizione, la stampa intera che è complice, Santoro e i suoi fedelissimi gli unici resistenti. I casi sono due: o è così, o qualcuno è paranoico.

Partono, dopo le invettive alla stampa allineata, i filmati «riparatori», quelli che in teoria avrebbero dovuto riequilibrare. Sempre in teoria, gli inviati di Annozero avrebbero dovuto trasmettere le interviste anche a quei quattro gatti che sono stati davvero soccorsi dalla Protezione civile. Invece viene intervistata solo gente che grida che qualcuno avrebbe dovuto provvedere: ed è vero, ma come e dove e quando? Non c’entra niente con le accuse di ritardo nei soccorsi lanciate la scorsa settimana.

E qui sta la truffa di Annozero di ieri. Santoro mente senza vergogna quando dice «noi non abbiamo mai messo in dubbio l’efficienza e la velocità dei soccorsi, ma abbiamo voluto parlare della prevenzione». È una truffa perché la puntata «riparatrice» mette sotto accusa le case costruite male e i controlli non fatti, e sono accuse che ci stanno, riflessioni legittime. Ma la scorsa settimana Santoro e i suoi se ne sono guardati bene dal parlare delle case costruite male e dei controlli non fatti per il semplice motivo che quelle case sono state costruite e non-controllate nell’arco di cinquant’anni e dare la colpa all’attuale governo sarebbe stata un po’ dura. La scorsa settimana, Annozero ha puntato l’indice accusatore contro i ritardi nei soccorsi, sono state intervistate persone che dicevano che i volontari si facevano «i cazzi loro» e si è istruito un processo per una bottiglietta di acqua arrivata in ritardo. Sandro Ruotolo, l’inviato di Annozero che ha raccolto quelle denunce, in un’intervista ha implorato di dirgli dove ha sbagliato nella puntata della scorsa settimana. Glielo diciamo subito: ha cercato, o quantomeno trasmesso, solo le interviste che servivano a supportare la tesi che si voleva sostenere, e cioè che i soccorsi erano stati tardivi e inefficienti. E questo non è giornalismo, è un mezzuccio di cui sono sempre servite le propagande di tutta la storia.

Molto meglio, allora, far credere ai telespettatori che la puntata della scorsa settimana abbia parlato non dei soccorsi ma della prevenzione, e allora giù accuse al piano casa che il governo Berlusconi varerà (ma che cosa c’entra con il terremoto dell’Abruzzo?), e giù con Di Pietro che urla come al mercato delle vacche.

È l’Italia dei valori, l’Italia degli onesti, il giornalismo dei puri, dei coraggiosi, dei resistenti. Ma anche di quelli che hanno la possibilità, in questa dittatura, di fare la trasmissione più faziosa della storia della Rai; di avere la prima serata assicurata per sentenza; di fregarsene delle direttive della direzione generale per poter prepararsi, un giorno, a cantare di nuovo «Bella ciao», e magari di farsi rieleggere per poi dimettersi prendendo per i fondelli gli elettori. Quello cominciato ieri sera è un film già visto.

Giù le mani da Santoro, comunque. Un po’ perché le epurazioni non ci piacciono. E poi perché si cadrebbe in un tranello. Santoro, come ha scritto Facci, sta cercando il martirio. Continui pure con il suo Obiettivitàzero: ma la smetta di atteggiarsi a paladino della libertà. Cà nisciuno è fesso, Michè.