Annozero si può anche ignorare

Vorrei raccontare una scena immaginaria ma molto verosimile. Sono su un treno di lusso, tipo Tav, scompartimento individuale, riservato e pieno di optional: ci viaggio tutte le sere e ormai sono abituata, al giovedì sera a vedere questa scena. Sale a bordo una signora napoletana con i 2 figli che immancabilmente movimenta a tutti il viaggio: sembra la caricatura della popolana arricchita e decaduta; ha il trucco pesante, la parlata pomposa, l'abbigliamento ricercato che non copre il fisico debordante; si trascina dietro i figli, il maggiore è grassoccio, nevrastenico e ossessionato dalla mania di disegnare, il minore è magro, pallido, con l'aria del primo della classe sessualmente frustrato. Fa il viaggio insieme agli altri e avrebbe il suo comodo posto assegnatole (che oltretutto non paga), ma lei non ce la fa a starci, deve andare su e giù per il treno a far mostra di sé, esibendo la sua cultura e la sua gioielleria, pavoneggiandosi per i figli che secondo leisono bellissimi, ma in realtà due scorfani. Un giovedì sera attacca bottone con uno, l'altro giovedì litiga con l’altra, l'altro ancora alza la voce con l'incolpevole capotreno e così alcuni passeggeri cominciano ad arrabbiarsi e monta la polemica. Il problema qual è? La maleducazione della signora? Il figlio che imbratta con gli scarabocchi, dicendo che sono satirici? Sono le ferrovie che le permettono di prendere il treno? No, perché la signora ha tutto il diritto non solo di viaggiare ma anche con chi e come, ossia con gli scorfani e comiziando, può prendersela con il capotreno se non lo ritiene all'altezza e sbraitare con chi le pare. Il problema sono gli altri viaggiatori: perché le danno corda, perché la fanno entrare nei loro scompartimenti pur sapendo quanto è sguaiata.
Non sono obbligati a farlo; io al giovedì sera quando sono nel mio scompartimento penso «Michele chi?». Ogni riferimento ad Annozero è puramente casuale. La saluto da poveretta che legge il Giornale.