«Annullare le Regionali? Ipotesi lontana»

C’è «grande attesa» ai piani alti di Palazzo Lombardia per la decisione della Consulta sulle firme false, attesa per oggi, e sull’eventuale (anche se remota) possibilità di ritorno al voto. Il governatore Roberto Formigoni appare convinto che se sarà rispettata la legge italiana non ci sia nulla da temere per il consiglio regionale. Il Consiglio di Stato però ha chiesto alla Corte costituzionale di poter in un certo senso “scavalcare” la legge penale. E le incognite rimangono.
«La irritualità iniziale della mancanza di firme autentiche può vanificare la volontà popolare che si è espressa? oppure viene sanata dal voto ottenuto?». La domanda di Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte costituzionale, è il cuore della questione su cui oggi la Consulta è chiamata esprimersi. Arriva al dunque la vicenda delle firme false nella presentazione del listino Formigoni e serpeggia il timore di un colpo di scena, nonostante tutto lasci pensare che rimandare al voto tutta la Lombardia sarebbe una decisione dirompente e anche difficilmente giustificabile.
È lo stesso ex presidente Mirabelli a ritenere «un’ipotesi lontana» lo scioglimento del consiglio regionale lombardo per via giudiziaria. In ogni caso, nulla di ciò che è stato deciso dal momento del voto ad oggi perderebbe di validità. «Nell’ipotesi, che per la verità vedo lontana, di annullamento del risultato elettorale e di decadenza dalle cariche di presidente della Regione, nel caso specifico di Cota in Piemonte e di Formigoni in Lombardia, sono certamente salvaguardati tutti gli atti posti in essere dalle due giunte e dai Consigli regionali» spiega il presidente emerito della Corte Costituzionale.
Il presidente della Consulta non ha dubbi: «In tutti i procedimenti elettorali quel che conta sono e devono essere alla fine i voti. Ciò non significa che le irregolarità o addirittura la falsificazione delle firme non siano un fatto estremamente grave e da sanzionare fortemente; ma senza arrivare all’annullamento delle elezioni e alla decadenza dei presidenti eletti».
Altro tema caldo sulla scrivania di Formigoni è il San Raffaele. Il presidente della Regione si è detto ottimista sulla capacità dei privati (e quindi del Vaticano) di portare in salvo l’ospedale salvato da don Luigi Verzè. E ha anche espresso qualche dubbio sui conti fatti dal ministro della Salute, Ferruccio Fazio: «Credo serva meno del miliardo e mezzo di euro di cui ha parlato Fazio».
Formigoni non ha escluso un intervento della Regione per aiutare il San Raffaele, ma il problema è che mancano i soldi: «In linea di principio non sono entusiasta del fatto che al fallimento di un privato subentri il pubblico. Questo fa parte di una vecchia logica. Tuttavia, il San Raffaele è qualcosa di strategico e il fallimento va evitato a ogni costo». E così «se ci potessero essere le risorse necessarie per trasformare il San Raffaele in struttura pubblica, sarebbe la soluzione ideale». Formigoni ricorda che l’assenza di risorse della Regione è dovuta al patto di stabilità: «Noi abbiamo 4 miliardi di euro bloccati. Se Tremonti però sbloccasse il patto di stabilità...».
Il progetto di concordato preventivo arriverà oggi sul tavolo dei magistrati.