Annullata la visita in Giappone Berlusconi presidia le riforme

Fabrizio de Feo

da Roma

Silvio Berlusconi torna a casa. Per carità, non che il presidente del Consiglio abbia mai abbandonato il nostro Paese, come piacerebbe a tanta parte della sinistra, o sia tornato sui suoi passi dopo aver voltato le spalle a Forza Italia. Ma di certo la promessa - «ora torno ad occuparmi in prima persona del partito» - fatta risuonare più volte fin dal 2003 e poi puntualmente incagliatasi nelle sabbie degli infiniti impegni da presidente del Consiglio e leader della coalizione sta ora prendendo corpo in maniera sonante.
Il primo effetto è fisicamente visibile nelle votazioni parlamentari. Nella settimana appena trascorsa il premier, dopo aver annullato la prevista visita di Stato in Kazakistan, si è trasformato in un vero e proprio regista e mastino d’aula, seguendo a Montecitorio ogni passaggio del dibattito sulla legge elettorale, fino al voto finale trasformatosi in un successo di tutta la Casa delle Libertà. Nei prossimi giorni la storia si ripeterà. Berlusconi, infatti, farà il bis seguendo da vicino l’approdo della riforma costituzionale al Senato e il sospirato voto sulla devoluzione, sacrificando un’altra visita di Stato già fissata da tempo: quella nel Giappone di Junichiro Koizumi. Un rinvio diventato necessario «per fare fronte agli impegni politici e di governo».
Il premier d’altra parte ne ha parlato sia in Consiglio dei ministri sia nelle riunioni del «tavolo per l’Italia» ad Arcore, ovvero il nucleo dei suoi collaboratori più fidati. «Siamo alla stretta finale. Dobbiamo serrare le fila sulla devoluzione così come abbiamo fatto sulla legge elettorale e moltiplicare le nostre energie. Possiamo vincere e dobbiamo farlo capire a tutti» ha detto Berlusconi ai suoi. «Dobbiamo tornare a scaldare i cuori, ricordare che noi siamo i changemakers, per dirla con Tony Blair, i portatori del cambiamento. Le trame da basso impero ormai sono alle spalle. Ora è tempo di spingere sull’acceleratore». Ma al di là delle parole, il vero toccasana, ciò che determina il cambio di marcia è la presenza in aula, la vicinanza dimostrata con i fatti alle truppe parlamentari. Un «effetto trascinamento» che è facile riscontrare tra gli esponenti azzurri.
«È importante che sia lui a dare il buon esempio e a rimuovere con la sua presenza scuse e alibi» dice l’azzurro Gregorio Fontana. «Per quanto un parlamentare possa essere occupato non potrà mai esserlo più del presidente del Consiglio. E se lui è seduto lì sono pochi quelli che possono permettersi di mancare all’appello. La sua presenza alla Camera ha portato entusiasmo ed è con quello spirito che dobbiamo affrontare le prossime sfide parlamentari». Naturalmente la partecipazione ai lavori parlamentari e la permanenza sul suolo italiano non sono le uniche novità del nuovo corso berlusconiano. Il premier è consapevole che il passaggio al proporzionale impone di riscrivere la strategia comunicativa. Se prima, facendo sfoggio di «cavalleria politica», sosteneva che l’importante era votare CdL ancor prima che Forza Italia ora ciò che conta è il partito. Per questo Via dell’Umiltà dovrà ritarare il messaggio e già questa settimana convocherà una riunione ad hoc per decidere come enfatizzare il ruolo avuto dagli azzurri nella navigazione di governo. Il partito dovrà anche fare i conti con il venir meno della spinta propagandistica gestita in proprio dai candidati nei collegi maggioritari. Sarà, pertanto, l’organizzazione centrale a dover supplire a questa mancanza con l’avvio di una serie di campagne mirate sul territorio. «Bisognerà resettare tutto ma ripartiremo dai responsabili dei collegi che erano stati già nominati e che dovranno occuparsi della propaganda di base, del porta a porta, del contatto con la gente» rivela il senatore Lucio Malan. «Si entra in una fase di ristrutturazione ma lo si fa con uno spirito che da tempo mancava da queste parti».