«Annunciata» il convento restaurato

I lavori sono durati nove anni e mezzo: ora si può visitare

Andare a Abbiategrasso è anche l’occasione per visitare il convento dell’Annunciata (quello appunto in cui si tiene la mostra) a pochi chilometri dalla darsena dei Navigli milanesi, appena ristrutturato. Un lavoro durato nove anni e mezzo. Tanto ci è voluto per restituire l'antico aspetto di convento quattrocentesco a un edificio da tempo diroccato. La sorte non è sempre stata generosa con l'Annunciata: dopo una genesi sotto i migliori auspici, nel 1469, quando il duca milanese Galeazzo Maria Sforza eresse il complesso come ex voto per essere scampato da un agguato, nel 1811 la struttura fu trasformata in ospedale. Nulla, confronto a quello che accadde nel secolo successivo: demolite le cappelle della chiesa, il convento fu abbandonato e frazionato in abitazioni improvvisate per famiglie indigenti, depositi e laboratori. Accanto ai senzatetto, in quella che era la navata principale della chiesa quattrocentesca c'erano un'autorimessa e un'officina di falegnameria. Nel 1997 la svolta: il comune acquista il bene e, sfollate le famiglie, mette in sicurezza il campanile e il tetto. Nel 2003 un accordo di programma tra il comune di Abbiategrasso, Regione, Provincia di Milano e l'Università Statale accelera i lavori. La facciata viene ripulita e ricostruita dove necessario mentre all'interno, sotto spessi strati di intonaco, emergono semplici ma suggestive decorazioni: soli raggianti di colore rosso su fondo bianco. È solo l'inizio: la vera scoperta la riserverà la cappella dell'abside. Qui è Pinin Brambilla Barcilon - suo è il restauro del Cenacolo - ad avere subito l'intuizione che l'Annunciata nasconde un piccolo tesoro: emergono tracce di un ciclo di affreschi firmati da Nicola Mangone, detto il Moietta, pittore cinquecentesco che operò tra Caravaggio e Treviglio.