Annunciato l’accordo, poi c’è la retromarcia

Nemmeno la giornata di ieri, iniziata con l'innalzamento del livello di adrenalina, è riuscita a dare un verdetto definitivo sull'audace, folle, illusorio, patetico, fantastico tentativo della Virtus Bologna di far vestire la sua maglia per 10 partite a Kobe Bryant, il miglior giocatore di basket del mondo, il più popolare, il più furbo, se vogliamo. In settimana, nel corso dell'immersione in una marea vociante di tifosi e adulatori a Milano e Roma, Bryant aveva per una volta deviato dal suo italiano quasi perfetto parlando di eventualità «molto possibile» di giocare con la Virtus Bologna; e poche ore dopo, ovvero nella prima mattina di ieri, Claudio Sabatini, il proprietario della squadra, aveva accennato al «95% di probabilità» che l'affare si concludesse, in attesa che il fuso orario permettesse ai rappresentanti del giocatore, negli Stati Uniti, di completare e spedire il contratto.
Sarebbe stata una settimana frenetica, comunque: Bryant, tornato negli Usa proprio ieri, avrebbe avuto sette giorni esatti di tempo per ottenere il visto per l'Italia, ottenere il nullaosta dalla Nba - in quanto ancora sotto contratto con i Los Angeles Lakers - e sottoporsi alle visite mediche necessarie per la definizione del contratto medesimo, da depositare in Lega proprio venerdì 7 per rispettare i tempi tecnici di tesseramento in vista del debutto del 9 ottobre contro Roma. Conferme dell'imminenza della firma erano venute a metà mattinata da una fonte anonima citata dall'Associated Press e riprese da vari organi con l'ulteriore dettaglio del 5 ottobre come data della firma di Bryant sul contratto, 3 milioni di euro per 40 giorni, in parte coperti da un'azienda di cui non è stato svelato il nome, anche se uno dei più puntuali tra i cronisti che seguono la Nba, Adrian Wojnarowski, aveva contestualmente citato un'altra fonte che smentiva che le due parti si fossero avvicinate.
Più facile ascoltare la voce dell'entusiasmo e del desiderio, irrorata anche dall'energica fiducia sull'esito della trattativa che Sabatini esprimeva pure in privato, oltre che dalla manovra, scaltra, di fissare alle 12.30 di ieri la chiusura della campagna abbonamenti (prezzi interi da 430 ai 2750 euro per regular season e playoff). I cancelli del ritegno si erano rotti ed era aumentata l'agitazione, frenata però nel primo pomeriggio dalla notizia che almeno due club, Cremona e Varese, si erano opposti alla richiesta della Virtus di modificare il calendario in modo da poter giocare in casa il maggior numero di partite possibili, oltre a dirottare alcune di quelle in trasferta in impianti di grande capienza. In serata il presidente di Lega, Valentino Renzi, si era mosso per risolvere l'inghippo, ma nel frattempo la Virtus, con un comunicato, aveva sottolineato come fossero venute meno le condizioni economiche per l'operazione.
Che risulterebbe comunque vana se si sbloccasse la situazione relativa al lockout della Nba: proprio ieri si sono riuniti, separatamente, proprietari e giocatori di grido (era atteso lo stesso Bryant che però difficilmente poteva arrivare in tempo) in vista di un nuovo incontro congiunto, e chissà che nella notte italiana non siano emersi dettagli in grado di accorciare l'attesa per la ripresa della stagione.